Les Pouilles (Puglia/Apulia)

Cas précis de la situation du droit à l'eau dans la région des pouilles
Margherita Ciervo, Universita di Foggia, Italy
Published: 5 years, 10 months ago (10/10/2012)
Updated: 3 years, 11 months ago (09/08/2014)

Premessa. il perché di un rapporto specifico sulla regione puglia

In Italia, nel marzo 2006 si è costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’AcquaIl Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, frutto della connessione di nodi e reti territoriali, inizia il percorso di costituzione nel 2005 attraverso una serie di incontri itineranti (Livorno, Firenze, Roma, Napoli, Pescara) e macroregionali (Calabria/Sicilia, Nord-Ovest, Nord-Est) che portano, nel marzo 2006, a realizzare il primo Forum nazionale a Roma. con l’obiettivo, da un lato, di opporsi al processo di mercificazione dell’acqua, di industrializzazione della sua gestione (codificata per la prima volta a livello nazionale con la legge “Galli”, n. 36/1994) e di privatizzazione del servizio idrico (introdotto dalla Legge finanziaria 2002 e, poi, “inasprito” dalla Leggi 133/2008 e 166/2009); dall’altro, di costruire un percorso di ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), con la sperimentazione di meccanismi di partecipazione sociale, al fine di garantire l’accesso universale all’acqua potabile. Il tema del diritto all’acqua entra nell’agenda politica italiana con l’elaborazione della proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico” (consegnata al Presidente della Camera il 10/07/2007 e mai discussa in Parlamento) e si impone all’attenzione del Paese con il referendum del giugno 2011, che abroga l’obbligo di gestione del servizio idrico integrato per mezzo di società per azioni ed elimina la componente relativa alla remunerazione del capitale investito dalla tariffaSul caso italiano si veda il rapporto elaborato a cura di Rosario Lembo del Contratto Mondiale sull’Acqua – Italia..

In tale contesto, nella Regione Puglia si sviluppa un percorso unico nel suo genere sia per l’obiettivo che si pone – ovvero quello di garantire il diritto all’acqua potabile e di ripubblicizzare l’acquedotto più grande d’Europa (par. 2), trasformando una società per azioni in un soggetto di diritto pubblico (azienda speciale o consorzio) con partecipazione sociale – sia per la modalità di confronto e collaborazione con cui si sviluppa inizialmente tale progetto. Tali peculiarità hanno fatto si che il percorso pugliese si configurasse inizialmente come il più avanzato in Italia (e non solo) da un punto di vista culturale e della pratica politica. Tuttavia, tale percorso ha subito diverse battute di arresto – iniziato nel 2005 con la nomina di Riccardo PetrellaRiccardo Petrella, autore de “Il Manifesto dell’Acqua” (2001), è Presidente del Contratto Mondiale sull’Acqua e dell’Università del Bene Comune (Facoltà dell’Acqua).alla Presidenza dell’Acquedotto pugliese con il mandato di ripubblicizzarlo e concluso con le sue dimissioni (dicembre 2006), è stato riavviato nel 2009 con la costituzione di un Tavolo tecnico fra Governo regionale e Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” è nato nel gennaio 2006 dall’incontro di alcune esperienze associative del territorio impegnate sul tema (Contratto Mondiale sull’Acqua-Bari, Osservatorio Sud, Ingegneria Senza Frontiere Bari, Attac Foggia), con l’obiettivo di contrastare il processo di privatizzazione a livello nazionale (attraverso la raccolta firme per la Legge di Iniziativa Popolare) e di avviare il processo di ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese./Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – e, di fatto, mai portato a termine. Pertanto, allo stato attuale, in Puglia, il diritto all’acqua potabile non è garantito, rimanendo a livello di dichiarazione di principio (par. 3) e l’Acquedotto pugliese, dal 1999 AQP SpA, in quanto soggetto di diritto privato, continua a gestire l’acqua secondo le logiche, gli obiettivi e le regole del mercato (par. 4).

Per l’elaborazione di tale rapporto ci si è avvalsi dell’osservazione diretta e indiretta, dello studio dei bilanci aziendali (AQP 2002, 2003, 2004, 2004, 2005, 2006), della documentazione ufficiale (Piano Industriale 2007-2010 e 2011-2014; Regolamenti e disposizioni AATO; Codice Etico AQP; Regolamento del SII AQP), delle sentenze della Corte dei Conti (2008, 2010, 2012) e degli articoli di stampa dove (come nel caso dei distacchi per morosità) non si è potuto accedere ai dati e ai documenti aziendali (in quanto ufficialmente, o di fatto, negati dall’amministrazione).

Inquadramento storico-geografico dell’accesso all’acqua potabile e della gestione del servizio idrico integrato in puglia

La Puglia, prevalentemente pianeggiante e collinare, è caratterizzata da un volume modesto di precipitazioni; temperature estive elevate (con periodi di aridità) e dalla natura carsica dei terreni. Da qui deriva un’abbondanza di acque sotterranee (falde freatiche e carsiche) a fronte di una scarsità di acque superficiali. Queste ultime sono costituite principalmente da fiumi caratterizzati da corsi brevi, portate esigue, regime torrentizio, ubicati essenzialmente nel nord della RegioneI fiumi si originano in altre regioni e sfociano nel Mar Adriatico. Il fiume più importante è l’Ofanto che ha carattere torrentizio, al quale si affiancano il Fortore (al confine con il Molise) e il Bradano (al confine con la Basilicata) e poi i corsi d’acqua che scorrono a sud del Gargano: il Candelaro, il Salsola, il Cervaro e il Carapelle. Mentre è da attribuire al fenomeno del carsismo la quasi assenza di fiumi nelle Murge e nel Salento. Per un approfondimento della situazione morfologica, geologica e idrografica si veda la sezione “Puglia” in: Grillotti di Giacomo (2008)., che si originano nelle regioni limitrofe Campania e BasilicataIl territorio pugliese è parte di tre bacini imbriferi interregionali: i Comprensori dell’Ofanto (Basilicata, Puglia, Campania), del Bradano (Puglia, Basilicata) e del Fortore-Saccione (Campania, Molise, Puglia) (Quarta, 2008).. Questo ha portato a una scarsa disponibilità della risorsa immediatamente fruibile (in quanto il prelievo di acqua da falda richiede attività di perforazione manuale o meccanica a seconda del tipo di falda) che ha caratterizzato da sempre la Regione e che, a fronte di incrementi nei consumi (e negli sprechi) per uso domestico ma, soprattutto, produttivoAd esempio in Puglia, fra il 1982 e il 1990, la superficie irrigata e aumentata del 113%, a fronte di una media dell’82% dell’intero Mezzogiorno, mentre l’attività industriale è altamente idroesigente, arrivando a toccare nel 2000 consumi per 203 milioni di metri cubi l’anno, con punte massime nella provincia di Taranto per la presenza dell’ILVA (Santoro Lezzi, 2008). Rispetto al consumo idrico da parte dell’ILVA si veda l’allegato I., ha portato a un impoverimento crescente delle risorse disponibiliPer un quadro d’insieme sulla disponibilità, usi, consumi e costi delle risorse idriche si veda Fiori; Varraso (2008 a,b).

In tale contesto, l’accesso all’acqua potabile storicamente è stato soddisfatto attraverso acqua di falda o piovana raccolta in cisterne pubbliche o private che, tuttavia, in caso di siccità restavano a secco causando problemi (anche gravi) da un punto di vista igienico-sanitario e socio-economicoNella seconda metà del 1800 la situazione era così drammatica che per cucinare si usava l’acqua di mare (Sirago, 2000, p. 8).. La situazione si evoluta con l’Acquedotto pugliese, nato sulla base di iniziativa e finanziamenti pubbliciL’Acquedotto pugliese fu progettato nel 1868 dall’ingegnere Camillo Rosalba ma solo nel 1896 l’idea arrivò all’attenzione della Commissione parlamentare creata ad hoc per lo studio delle questioni attinenti alle acque potabili e, in particolare, per l’Acquedotto pugliese. Nel 1898, furono stanziati 120 mila lire per lo studio di un progetto tecnico di massima; nel 1901 (L. 156) fu autorizzata una spese di 1.000.000 di lire per permettere il completamento del progetto e nel 1904 (L. 381) fu stabilito un stanziamento per i lavori di 125.000.000 di lire (www.aqp.it).. Il Ministero dei lavori Pubblici nel 1902, insieme alle tre Province pugliesi di allora (Bari, Foggia e Lecce), costituì un consorzio pubblico che nel 1903 indisse una gara internazionale per affidare ai privati la costruzione, la manutenzione e l'esercizio perpetuo dell'Acquedotto pugliese. La prima gara andò deserta, quella successiva (1904) fu vinta dalla Società Anonima “Ercole Antico e soci” di Genova che nel 1906 iniziò i lavori. Tuttavia, l’impresa non rispettò gli impegni contrattuali sia in relazione ai tempiIl contratto prevedeva la fornitura d'acqua entro il 31/12/1914 per gran parte dei Comuni della provincia di Bari e di Foggia. Tuttavia, a tale data era stata realizzata solo la struttura del Canale principale e le gallerie di attraversamento di Appennino e Murge. L'acqua arrivò a Bari il 24/04/1915; nello stesso anno giunse ad altri 27 Comuni della provincia; nel 1916 a Taranto e in altri 6 Comuni; nel 1918 a Brindisi. Nel 1920 la rete fognaria era pressoché inesistente (www.aqp.it)., sia ai pagamenti (compresi quelli verso i lavoratori) con conseguenti rilevanti danni da un punto di vista economico ma, soprattutto, sociale.

Per assicurare le opere di interesse generale e per sopperire all’insostenibilità e all’inadeguatezza dell’impresa privata, lo Stato intervenne annullando la convenzione, risolvendo il contratto con la Società e istituendo, con il Regio Decreto n° 2060/1919 (convertito nella Legge 1365/1920), l’Ente Autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell'Acquedotto Pugliese per il quale stanziò un nuovo contributo di 158 milioni di lire (di cui 68 milioni per la realizzazione di opere pubbliche straordinarieTra gli ulteriori compiti attribuiti all'Acquedotto Pugliese sono: costruzione delle condutture interne; completamento delle opere di rimboschimento del bacino del Sele; manutenzione di tali opere; costruzione delle fognature; collegamento di edifici pubblici alle condutture d'acqua e fognarie; coordinamento dei piani regolatori con le esigenze di costruzione e funzionamento delle condotte idriche e fognarie; opere di irrigazione; costruzione di case popolari e borgate rurali; risanamento di quartieri e abitazioni insalubri (www.aqp.it).), al quale si aggiunsero nel 1924 la somma di 240 milioni concessa dalla Cassa Depositi e Prestiti per il completamento delle diramazioni e sub diramazioni urbane e suburbaneNel 1924 la fornitura d’acqua arrivò a Foggia e nel 1927 a Lecce. Nel 1938 fu affidato all’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese la costruzione e la gestione delle fognature nei Comuni serviti dall'acquedotto stesso.. Nel corso degli anni lo Stato concesse altri fondi (1946) e contribuiti, all’Ente Autonomo Acquedotto pugliese (1947) e ai Comuni (dal 1949 per trentacinque anniLegge 3 agosto 1949 n°589 (Legge Tupini).) per la costruzione e il completamento degli acquedotti e delle opere di fognatura. A questi si sommarono gli ulteriori finanziamenti corrisposti dalla Cassa per il MezzogiornoLa Cassa per il Mezzogiorno, ovvero la Cassa per Opere Straordinarie di Pubblico Interesse dell’Italia Meridionale, fu istituita con la Legge n. 646 del 10 agosto 1950.e, per ultimo, il mutuo ventennale corrisposto e garantito dal Governo nel 1998.

Con la costruzione dell’Acquedotto pugliese - i cui costi sono a carico della fiscalità generale e della finanza pubblica e la gestione è finalizzata all’interesse generale – si realizza il primo passo per un accesso gratuito e universale all’acqua potabile. In questa fase, infatti, le fontane pubbliche realizzate dall’Acquedotto pugliese (fig. 1a) consentendo agli abitanti l’accesso gratuito all’acqua potabile, di fatto garantivano il diritto sociale (seppur inizialmente diffuso in maniera non uniforme sul territorio regionale) e i conseguenti effetti positivi in termini di igiene, salute e qualità della vita. L’installazione della prima fontanella nel 1915 a Bari (fig. 1b) sancì non solo il cambiamento delle modalità e delle condizioni di accesso all’acqua potabile (diritto garantito dalla collettività) ma anche la diffusione di una risorsa indispensabile per lo sviluppo sociale ed economico della regione.

Fig. 1:

a) Tipica fontana dell’Acquedotto pugliese ;

b) Prima fontana entrata in funzione il 24/04/1915 a Bari (Piazza Umberto). Fonte: www.michelemossa.it - Politecnico di Bari.

Oggi, l’Acquedotto pugliese conta 21.000 km di reti idriche, 11.000 km di reti fognarie, 184 depuratori, fornendo servizi di captazione, raccolta, potabilizzazione e distribuzione per uso civile in 330 centri abitati della Puglia e di alcuni Comuni di regioni limitrofe per un totale di oltre 4 milioni di abitanti (circa un milione di contratti di utenza) e un organico di 2000 dipendenti diretti. Le fonti cui attinge sono classificabili in tre tipologie: sorgenti (29%), invasi (60%) e acque sotterranee locali (11%). Le prime, ubicate nell’alta Irpinia (Regione Campania), sono le fonti storiche di approvvigionamento dell’Acquedotto Pugliese: la sorgente Sanità in Caposele (ai piedi del Monte Cervialto dove si origina il Fiume Sele) e il gruppo sorgentizio di Cassano Irpino (con le sorgenti Pollentina, Peschiera, Prete e Bagno della Regina, adiacenti al fiume Calore). Gli invasi, alimentati dall’acqua piovana e associati a 6 impianti di potabilizzazione, sono localizzati sul fiume Fortore (invaso di Occhito, nel territorio di Carlantino, FG), sul fiume Locone (invaso omonimo, nel territorio di Minervino Murge), sul fiume Sinni (invaso di Monte Cotugno) e sul fiume Agri (invaso di Pietra del Pertusillo), questi ultimi due ricadenti nella provincia di Potenza). Le fonti sotterranee, infine, sono costituite da pozzi localizzati, per la quasi totalità, nel Salento. Le fonti sono collegate da una rete di distribuzione articolata in schemi idrici interconnessi (tab. 2; fig. 2).

Tab. 2Schemi idrici costitutivi dell’Acquedotto pugliese (2012).

Schema idrico Anno di avvio Fonti Localizzazione Aree servite
Sele1904 (Canale principale)Sorgenti di Caposele e, dagli anni ’60, Cassano IrpinoRegione Campania (Provincia di Avellino)Gran parte della Puglia.
Fortore1974Invaso di OcchitoRegione Puglia (Provincia di Foggia)Provincia di Foggia
Pertusillo1974Invaso di Pietra del PertusilloRegione Basilicata (Provincia di Potenza)Aree della Puglia e della Basilicata
Jonico-Sinni1984Invaso del SinniRegione Basilicata (Provincia di Potenza)Aree della Puglia centro-meridionale
Ofanto1992 (a pieno regime nel 2001 incanalando le acque campane)Invaso di Conza (potabilizzatore in esercizio dal 2012)Regione Campania (Provincia di Avellino)Provincia di Bari e alcune aree Provincia di Taranto e Brindisi
Locone1998Invaso di LoconeRegione Puglia (Comune di Minervino Murge)L’acqua integra la disponibilità idrica della Puglia centrale.

Fonte: AQP SpA 2007, 2009, www.impregilo.it; www.irpinia.info.

Accanto al 24 aprile 1915 - data emblematica per la diffusione dell’accesso all’acqua potabile – vi è un’altra data altrettanto importante nella storia pugliese e italiana (seppur per motivi di segno opposto): l’11 maggio 1999, quando l’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese fu trasformato, con D. Lgs. 141, in una società per azioni a capitale pubblico, dopo aver ricevuto l’anno prima un mutuo ventennale garantito dallo Stato allo scopo di risanare una situazione contabilmente difficile e in vista della privatizzazioneNel 1997, il Governo Prodi commissariò l’Acquedotto pugliese con lo scopo di risanarlo, ricapitalizzarlo e portare i bilanci in attivo. La gestione fu affidata all’avvocato Lorenzo Pallesi che attuò una politica di forte taglio dei costi e aumento dei ricavi. Il 18 novembre 1998, il primo Governo D’Alema approvò la L. 398 attraverso la quale concesse un contributo ventennale di lire 30 miliardi annue a decorrere dal 1999 (a totale carico dello Stato), “al fine di pervenire al risanamento economico-finanziario”, per poi trasformare l’Acquedotto in Società per Azioni (il mutuo è costituito al tasso fisso del 4,536%, rimborsabile in 40 rate semestrali di ammontare pari a euro 7,7 milioni, inclusive di interessi (AQP, 2003). A partire dall’anno successivo furono istituite diverse società controllate da AQP SpA: Acquedotto Pugliese Progettazione s.r.l. (2000), società di engineering per attività di progettazione e direzione lavori nell'ambito delle opere acquedottistiche, poi sciolta nel 2005; Acquedotto Pugliese Mediterraneo S.p.A. (2000), con funzione di supporto ad AQP, nella prospettiva di future iniziative all'estero; Acquedotto Pugliese potabilizzazione, AQP POT S.r.l. (2001); Acque di Calabria S.p.A., società creata in associazione temporanea con Enel Hydro in seguito all’aggiudicazione della gara per la gestione dell'acquedotto di Calabria (2001), poi dismessa nel 2004; PURA Depurazione s.r.l. (2008), società creata per la gestione degli impianti di trattamento dei reflui. Inoltre, nel 2010, AQP SpA ha acquisito ASECO, società di compostaggio leader nella produzione di fertilizzanti naturali di qualità (www.aqp.it).. Le azioni furono attribuite al Ministero dell’Economia e della Finanza e poi, nel 2002, trasferite (a titolo gratuito) alle Regioni Puglia (87,108%) e Basilicata (12,892%), con l’obbligo di metterle sul mercato entro 6 mesiLe due Regioni, il 30 settembre 2002, sottoscrissero una Convenzione con la quale affidarono all'AQP SpA la gestione del servizio idrico integrato per la Puglia fino al 31 dicembre 2018. Mentre l'Autorità d'Ambito Territoriale per la Puglia (AATO Puglia), soggetto espressione della comunità delle amministrazioni locali della Puglia proprietarie delle reti idriche, fu creato con L.28/1999, sulla base però della configurazione amministrativa, piuttosto che dei bacini idrografici. Nel maggio 2011 (Legge n.9) è stata creata l’AIP, Autorità Idrica Pugliese, organismo che sostituisce l’AATO ma con un forte ridimensionamento del ruolo dei Comuni., cosa, di fatto, mai avvenuta. Del resto l’AQP SpA è nell’esecutivo di Federutility, l’associazione di categoria delle utilities italiane che sostiene la liberalizzazione e la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

AQP SpA, infatti, pur essendo di proprietà pubblica (dal 2011 le azioni appartengono solo alla Regione Puglia), rimane un soggetto disciplinato dal diritto privato, motivo per cui non può garantire una gestione nell’interesse generale. Del resto, la questione è chiarita dalla Corte dei Conti (2008) secondo cui la trasformazione dell’Acquedotto pugliese da Ente Autonomo non economico a Società per Azioni, “ha comportato una modificazione di prospettiva della sua attività: non più ente obbligato alla erogazione di servizi nel quale l’attenzione al costo è vista prevalentemente nel profilo della economicità, bensì soggetto che opera nel mercato e che deve trovare nella remunerazione del costo del servizio e del capitale impiegato le ragioni della sopravvivenza”. Anche in questo caso, dunque, il modello di gestione è orientato al conseguimento dell’utile (art. 2247 c.c.), attraverso l’aumento dei ricavi (e, dunque, delle tariffe), la contrazione dei costi, compresi quelli del lavoro (con relativa precarizzazione e con conseguente rischio di peggioramento della qualità dei servizi), l’imputazione degli investimenti e della remunerazione del capitale sulla tariffa, oltre all’interruzione della fornitura idrica per gli utenti che non possono pagare. Sulla base, anche, di tali considerazioni, nel 2005 il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, aveva nominato alla Presidenza dell’Acquedotto il prof. Riccardo Petrella, in quanto esperto della materia a livello mondiale, con l’obiettivo di procedere alla ripubblicizzazione, ma l’ostilità politica di una parte della maggioranza di governo non aveva creato le condizioni per operare in tal senso, ragione per cui nel dicembre 2006 il neo Presidente rassegnò le dimissioni.

L’acqua come diritto nella politica e nella legislazione regionale.

In seguito alle dimissioni del prof. Petrella, la conoscenza della problematica e l’opposizione alla privatizzazione da parte della cittadinanza sono cresciute in termini sia quantitativi sia qualitativi, configurandosi sempre più come il rifiuto a che l’acqua sia considerata una merce e possa diventare oggetto di profittoGli effetti negativi, del resto, sono talmente evidenti che anche quei lavoratori e sindacalisti, che in passato avevano sostenuto la privatizzazione sperando in miglioramenti salariali e di progressione professionale, si sono dovuti ricredere e attivare per difendere i propri diritti.. La presa di coscienza sociale ha contribuito sostanzialmente, come già si scriveva (Ciervo, 2010), a passare da quella che può essere definita una fase di resistenza (con riferimento alla mobilitazione finalizzata a contrastare la “cultura” della mercificazione e i tentativi di vendere ai privati parte delle azioni dell’acquedotto pugliese) a una fase propositiva, caratterizzata da un’interlocuzione significativa e una collaborazione inedita con le istituzioni. Nel novembre 2007 è stato creato, primo in Italia, il Coordinamento degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione del Servizio Idrico (guidato dalla Provincia di Bari) ed è stata avviata una campagna per l’inserimento negli Statuti Comunali del principio dell’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile, dello status dell’acqua come bene comune pubblico e del servizio idrico integrato come servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica, da gestire attraverso soggetti di diritto pubblicoIn Puglia, hanno aderito al Coordinamento degli Enti Locali per la Ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato circa una cinquantina di Enti Locali (su un totale di 258), di diverse (e opposte) coalizioni. Il primo Comune ha inserire tale dichiarazione nello Statuto è stato Altamura (BA) mentre l’integrazione più recente (23 luglio 2012) si è avuta da parte del Comune di Modugno. In entrambi i casi le amministrazioni sono state sollecitate dai rispettivi Comitati territoriali che si sono mobilitati attraverso petizioni, manifestazioni e iniziative sul territorio..

Nel luglio 2009 è stato aperto un tavolo d’interlocuzione fra il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Governo regionale. Il risultato è stato una delibera – approvata all’unanimità il 20 ottobre 2009 (D.G. n. 1959) – con la quale il governo sancisce il principio secondo cui « l’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato » e definisce il servizio idrico integrato come «servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica », stabilendo che la sua proprietà e gestione «devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici » e che «il consumo umano delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto ad altri usi ». In attuazione di tali principi il governo, nella stessa delibera, assumeva l’impegno, fra gli altri, di presentare una legge che trasformasse l’Acquedotto pugliese da S.p.A. in un soggetto di diritto pubblico con partecipazione sociale. A tale scopo è stato istituito (con D.G. 27 ottobre 2009, n. 2032) un tavolo di lavoro congiunto, composto da giuristi ed esperti di nomina della giunta regionale e altri indicati dal Comitato pugliese e dal Forum nazionale, con il compito di predisporre una proposta di legge che – oltre a far propri i principi e le disposizione di cui sopra – prevedesse anche la possibilità, come si legge nella delibera, «di orientare il sistema di tariffazione agevolata per le fasce sociali meno abbienti verso un sistema che assicuri maggiore responsabilizzazione degli utenti e politiche di risparmio idrico » e «di garantire ai cittadini un minimo vitale giornaliero ». In pratica, la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese sarebbe diventato lo strumento – sul piano giuridico, politico e culturale - attraverso il quale attuare il diritto umano all’acqua potabile garantendone l’accesso a prescindere dai parametri soggettivi. Del resto, la composizione paritaria fra istituzione e cittadini del tavolo tecnico denominato “Acqua Bene Comune dell’Umanità” ha costituito un esempio incoraggiante di condivisione, partecipazione e democrazia, tanto da essere visto come punto di riferimento a livello nazionale di un modello di politica altra rispetto a quella dominante, basata sulla priorità dei diritti umani, sulla regolamentazione dei beni comuni e sul rispetto ecologico, piuttosto che sul mercato e sulla speculazione finanziaria ; sulle esigenze della popolazione piuttosto che sugli interessi dei potenti gruppi finanziari ; sul valore e sulla pratica della democrazia in opposizione alla dominazione dei poteri lobbistici affaristici, centralizzati e gerarchici.

Tuttavia, ciò che si configurava come il primo tentativo in Italia di ripubblicizzazione del servizio idrico e, dunque, di attuazione del diritto umano all’acqua, in realtà è stato poco più di una narrazione a servizio della propagandaSi utilizza il termine propaganda nel senso letterale del termine volendo sostenere con ciò che il principio del diritto umano all’acqua è stato utilizzato al fine di persuadere l’elettorato mentre, di fatto, il diritto non è stato mai applicato. In alcuni casi, l'esposizione dei fatti è avvenuta in maniera incompleta o non corretta incidendo sulla libera formazione dell’opinione personale e pubblica. Al riguardo, si fa riferimento al caso mediaticamente più eclatante, ovvero le dichiarazioni del Presidente della Regione rese alla trasmissione “Anno Zero” del 14 febbraio 2010 sostenendo che “al trentesimo/quarantesimo giorno di questa legislatura ho fatto la ripubblicizzazione dell’acquedotto come legge del mio governo e l'ho passata nella commissione competente del consiglio regionale”. Il testo a cui ha fatto riferimento il Presidente era solo un Disegno di Legge che necessitava dell’approvazione da parte del Consiglio per divenire legge.e delle competizioni elettoraliIl diritto all’acqua e la ripubblicizzazione del servizio idrico, insieme alla partecipazione sociale, hanno costituito i punti chiave del programma elettorale del centro-sinistra nelle elezioni regionali del 2005, poi divenuto cavallo di battaglia di N. Vendola nelle primarie (ottobre 2009) e, poi, nella competizione elettorale del maggio 2010. Rispetto alla primarie si racconta un aneddoto: una vecchietta entrò nel seggio chiedendo dove si votasse per l’acqua pubblica.. Al riguardo è stato elaborato il quadro sinottico (tab. 1) delle azioni a sostegno o contrarie al diritto all’acqua, disposte in ordine cronologico e suddivise in base alla scala spaziale alla quale sono state realizzate. Per “azione” si intende qualsiasi manifestazione intenzionale (dalla dichiarazione all’iniziativa) che si sviluppi nello spazio territoriale, mediatico o istituzionale. Come si può osservare, le azioni a favore del diritto all’acqua sono state poste in essere nei mesi a ridosso delle scadenze elettorali, mentre negli altri periodi il Governo regionale ha attuato iniziative di segno opposto, finalizzate a una gestione privatistica della risorsa e bloccate dalla mobilitazione sociale (attraverso incontri pubblici, banchetti, manifestazioni) e il coinvolgimento degli Enti Locali. Dall’osservazione della matrice si ricava un livello di mobilitazione e una capacità di incisione molto avanzata da parte della cittadinanza organizzata nei Comitati che, in pratica, non ha fatto avanzare il livello di privatizzazione (riuscendo a far ritirare ogni atto legislativo e/o politico in tal senso). Inoltre, risulta evidente che nella misura in cui ci si allontana dagli appuntamenti elettorali si verificano due comportamenti ricorrenti da parte del Governo: la mancata attuazione degli impegni assunti e il silenzio alle richieste di chiarimento e confronto (anche quando avanzate da altri livelli istituzionali come i Comuni). Inoltre, nel 2011, si può notare come il Governo regionale assuma comportamenti diversi a seconda della scala spaziale nella quale agisce. Ad esempio, nel febbraio 2011 si presenta, nello spazio mediatico a scala nazionale e nello spazio istituzionale a scala europea, come fautore di politiche a sostegno del diritto all’acqua e attente al parere dei portatori di interesse, mentre nello spazio territoriale a scala regionale, procede in senso contrario (sia da un punto di vista delle azioni, sia delle dichiarazioni) e ignora le richieste di incontro della cittadinanza. Del resto, AQP SpA ha fatto suo il motto “Acqua Bene Comune” (fig. 3) e sul sito si legge: “Acqua bene comune non è semplicemente uno slogan. E’ parte integrante della filosofia di AQP. Esalta un concetto semplice: l’acqua come diritto, ma che impone doveri”.

Tab. 3 – Azioni e dichiarazioni più salienti del Governo della Regione Puglia a favore o contrarie al diritto all’acqua, suddiviso per scale spaziali.

Cronologia Scale spaziali
PUGLIA ITALIA Unione Europea/Mondiale
azioni” a favore di diritto all’acquaazioni” contrarie a diritto all’acquaazioni” a favore di diritto all’acquaazioni” contrarie a diritto all’acquaazioni” a favore di diritto all’acquaazioni” contrarie a diritto all’acqua
ELEZIONI REGIONALI - APRILE 2005
Maggio2005Nomina Petrella a Presidenza AQP SpA per ripubblicizzazione
Giugno 2008Il Coord. EE. LL. presenta programma per ripubblicizzazione AQP. IGNORATO
Giugno 2008DDL “Istituzione Agenzia per Governo Pubblico Acqua” che consolida una politica privatistica; limitando i poteri dei Comuni.
Ottobre 2008 DDL RITIRATO
DDL. “Istituzione del Magistrato Acque”, riproduce precedente DDL
Nov. 2008 DDL RITIRATO
Gennaio 2009Il Coord. EE. LL. chiede incontro a Governo regionale. IGNORATO
Febbraio 2009Mozione per vendere azioni AQP ai privati.
RITIRO MOZIONE.
Marzo 2009Il Governo regionale partecipa a V World Water Forum e annuncia candidatura ad ospitare Forum Mondiale 2015
Aprile 2009 RITIRO CANDIDATURA
Maggio 2009Patrocinio a conferenza di Federuitlity con Veolia Eau e AQP SpA
RITIRO PATROCINIO
Luglio 2009Primo incontro tra Comitato Acqua Bene Comune e Governo R.
Ottobre 2009Delibera che dichiara l’acqua un diritto e istituisce tavolo fra Regione e Comitato per elaborare testo di legge per trasformare AQP in ente diritto pubblicoDelibera demanda all'Avvocatura regionale di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'art. 15 del D.L. 135/2009 che inasprisce privatizzazione SII.
Ottobre 2009Impegno pubblico a presentare in Consiglio, entro fine legislatura, la proposta di legge prodotta dal tavolo tecnico congiunto. DISATTESO
PRIMARIE CENTRO SINISTRA – OTTOBRE 2009
23 dicembre 2009Il tavolo congiunto fra Movimenti e Regione consegna testo per ripubblicizzazione AQP
Febbraio 2010Emendamenti governativi al D.L. con sostanziali differenze rispetto a testo originario
Marzo 2010 RITIRO EMENDAMENTINuovo annuncio di candidatura a ospitare Forum Mondiale Acqua
Marzo 2010 RITIRO CANDIDATURA
Marzo 2010Approvazione con delibera DDL originario.
Marzo 2010Impegno coalizione di centro-sinistra di trasformare il DDL in legge entro i primi 100 giorni della eventuale futura legislatura!
ELEZIONI REGIONALI – MARZO 2010 ELEZIONI REGIONALI - MARZO 2010
11 maggio 2010Il DDL su ripubblicizzazione approvato da nuova giunta
30 settembre 2010Trascorsi 100 giorni della nuova legislatura. NESSUNA LEGGE
Ottobre 2010DDL è inoltrato alla competenti commissioni che convocano audizioni
10 novembre 2010Il Capogruppo del SEL propone congelamento DDL, in attesa parere Corte Costituzionale in risposta ad un eventuale ricorso del governo nazionale.
18/11/2010 RITIRO PROPOSTA
28/12/2010Assessore alle OO.PP. comunica l’intenzione di presentare emendamenti e testo di Legge in Consiglio entro gennaio. NON AVVENUTO
Dal 14 gennaio 20114 richieste di incontro da parte del Comitato “Acqua Bene Comune”. NESSUNA RISPOSTA
26 gennaio 2011Invito a presentare osservazioni a emendamenti proposti da Assessore
31 gennaio 2011Presentazione osservazioni. IGNORATE.
10 febbraio 2011Il Presidente dichiara ad Anno Zero di aver “fatto la ripubblicizzazione dell’acquedotto come legge” NESSUNA LEGGE APPROVATA
14 Febbraio 2011Consultazione con stakeholders in vista parere richiesto da Unione Europea.La Regione Puglia presenta parere all’UE definendo l’Acqua come diritto da garantire.
Giugno 2011Approvata legge per governo pubblico dell’acqua diversa da quella originaria
Luglio 2011Dichiarazione Presidente di non dare corso al II quesito referendario.
Luglio-Sett. 2011Richieste incontro. IGNORATE
Ottobre 2011“Staffetta dell’Acqua” organizzata da Federutility con AQP SpA, Hera SpA, Acea SpA e Veolia Eau.
ANNULLATA
Marzo 2011La Corte Costituzionale dichiara incostituzionali alcuni articoli della Legge Regione Puglia del 14/06/2011.
Giugno 2012Il Presidente annuncia D.L. per apertura del mercato ai privati dei servizi pubblici locali, acqua compresa..
Luglio 2012L’acqua viene scorporata dal Disegno di Legge. Nessun obbligo a che sia gestita da privati.

In realtà, AQP SpA, anche in ragione della natura giuridica privatistica, non garantisce alcun diritto (a chi non paga viene interrotto il servizio) e del resto, del diritto all’acqua non se ne trova traccia né nella missione né negli obiettivi né nelle azioni del Piano Industriale 2007/2010 e 2011-2014Il Piano industriale al quale si fa riferimento è il depliant di 30 pagine distribuito dall’AQP SpA e recante come titolo “Acquedotto pugliese SpA. Il piano industriale 2007/2010”, analogamente dicasi per il Piano Industriale 2011-2014. Le richieste avanzate dal Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” al fine di acquisire il Piano Industriale dettagliato (o, quantomeno, i documenti a sostegno) sono state rigettate sulla base di motivi di riservatezza.. Nel piano industriale 2007-2010, un riferimento al diritto si trova esclusivamente nelle pagine dedicate alla “cultura” dell’acqua con l’enunciazione dell’acqua come bene comune universale a cui tutti hanno diritto (p. 17), ma senza alcun accenno né al dovere di garantire questo diritto, né alle eventuali modalità per realizzarlo. Inoltre, si rileva che, analogamente a quanto accade nel caso di gestione delle multinazionali, anche in questo caso, si registra, uno scostamento sensibile fra i valori e le pratiche, le politiche aziendali enunciate e quelle effettivamente attuate, spesso in contraddizione le une con le altre (tab. 2).

Tab. 2 – Quadro sinottico comparativo del Piano Industriale 2007-2010 e dei fatti salienti in contraddizione con gli obiettivi e le azioni previste dal piano in questione e registratesi a seguito della gestione del medesimo periodo.

DIRETTRICI STRATEGICHE OPERATIVE PIANO INDUSTRIALE 2007/2010 GESTIONE INDUSTRIALE 2007/2010
Obiettivi1 Azioni Fatti salienti
Valorizzazione del personale. Le risorse umane diventano protagoniste della vita dell’azienda e non la subiscono passivamente.Concertazione sindacale e riduzione del contenzioso. Ripristinare corrette relazioni sindacali. Improntare la gestione del personale su una maggiore trasparenza e condivisione. Gestire preventivamente le situazioni a rischio. Esaminare le posizioni pendenti e ove opportuno procedere ad un accordo transattivo per ridurre il livello del contenzioso e i conseguenti oneri legali. Manifestazioni di protesta. Scioperi. Procedimenti giudiziari per comportamenti antisindacali (prima volta nella storia aziendale che il sindacato ricorre all’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori). Proclamazione stato di agitazione per depotenziamento Unità Territoriali (personale e potere decisionale) predisposta nel periodo estivo senza coinvolgere sindacati e lavoratori.
Potenziamento comunicazione interna. Sviluppare una “cultura” della comunicazione interna presso tutti i responsabili delle varie funzioni aziendali. Strutturare un efficace sistema di comunicazione bi-direzionale Creare/potenziare strumenti volti a facilitare la comunicazione interna. I lavoratori lamentano scelte verticistiche. Imposizione di scelte non condivise da lavoratori e cittadini.
Comunicazioni ufficiose Denuncia da parte dei sindacati di non corretta informazione, omissioni e inesattezze da parte dei dirigenti . Mancanze di risposte.
Miglioramento del servizio.Migliorare il dialogo con l’utenza. Essere coerenti nei messaggi all’utenza Sviluppare il dialogo con le associazioni dei consumatori, di categoria ed ambientalista Incoerenza e contraddizioni fra slogan, enunciazioni e fatti con riferimento all’acqua come diritto e bene comune Le associazioni dei consumatori denunciano mancato coinvolgimento.

1 Nel quadro sinottico comparativo non sono stati inseriti gli obiettivi (e le conseguenti azioni) che hanno trovato riscontro nella realtà (come, per esempio, “rendere più incisiva l’azione di recupero crediti”) oppure che non sono suscettibili di valutazione per mancanza di dati e informazioni verificabili, come nei seguenti casi:chiarezza nei percorsi di carriera; facilitare e snellire i rapporti con l’utenza; razionalizzare il ciclo attivo; ridurre i costi energetici delle opere attualmente in esercizio.

Fonte : AQP SpA, 2007b; FILCTEM CGIL, FEMCA CISL, UILCEM (2010a,b); Assemblea Generale Lavoratori Acquedotto Pugliese Brindisi (2010); Lavoratori Acquedotto Pugliese – UT Trani (2010); Lavoratori Acquedotto Pugliese – UT Brindisi e Trani (2010); www.lacquanonsivende.com; www.polidream.org/lo-sportello-del-consumatore/tariffe-acqua-consumatori-fantasma.

Una discrepanza analoga si rileva nel Piano industriale 2011-2014 con riferimento alle direttrici strategiche operative le azioni poste in essere da AQP SpA in contraddizione con le prime (tab. 3).

Tab. 3Quadro sinottico comparativo fra le enunciazioni del Piano industriale 2011-2014 e attuate da AQP SpA in contraddizioni con queste.

Direttrici strategiche operative: enunciazioni Azioni in contraddizione con le enunciazioni
Più vicini al clienteInasprimento degli strumenti da applicare in caso di morosità (con distacco della fornitura già dal secondo insoluto e addebito degli interessi di mora), senza alcuna eccezione per le fasce deboli.
RisparmioSpesa alta per consulenze legali esterne (Corte dei Conti, 2012).
SviluppoDepotenziamento delle Unità Territoriale con conseguenza riduzione della presenza sul territorio.
LegalitàMancato rispetto dell’esito referendario e, quindi, della legge, continuando ad applicare la tariffa comprensiva della remunerazione del capitale (benché abrogato).

In effetti, dall’analisi del piano industriale 2011-2014 da un lato emerge la retorica delle utenze deboli, dall’altro l’inasprimento delle misure per ridurre la morosità con il ricorso a Equitalia per il recupero dei crediti “attraverso una più tempestiva messa in mora e l’immediato avvio di azioni legali” evitando nuovi rapporti commerciali con clienti ad esposizione rilevante (AQP SpA, 2011, p. 15). Si ritiene che quest’ultima disposizione sia particolarmente grave in quanto ai clienti che si trovassero in una situazione di “esposizione rilevante”, non solo non verrebbe garantito, al pari degli altri, alcun diritto, ma gli verrebbe preclusa un’eventuale futura riapertura dei rapporti commerciali, ovvero la possibilità di accedere al servizio. Del resto, AQP SpA designa come valore la concorrenzaNel Codice Etico di AQP SpA (p. 14) si legge: “L’Azienda intende sviluppare il valore della concorrenza operando secondo principi di correttezza, leale competizione e trasparenza nei confronti di tutti gli operatori presenti sul mercato”.- contraddicendo in questo anche le dichiarazioni del Governo regionale - e individua come interlocutore il cliente, ovvero colui il quale ha il potere d’acquistoAl riguardo può essere interessante l’uso e la ricorrenza dei termini. Ad esempio, nel Piano Industriale 2011-2014 , il termine cliente/i ricorre 13 volte, utente 7, abitante 3 e cittadino una sola volta e con riferimento al miglioramento del dialogo attraverso le “opportunità messe a disposizione delle nuove tecnologie” (p. 13)..

Rispetto alla partecipazione sociale si è registrata da parte del Governo regionale un’andatura di tipo “stop & go” caratterizzata dai seguenti punti salienti:

  • enfatizzazione del coinvolgimento della cittadinanza e delle politiche di partecipazione durante i discorsi pubblici (con particolare riferimento alla fase pre-elettorale e, immediatamente, post-elettorale) ;
  • dialogo alternato a periodi di silenzio rispetto alle richieste d’incontro e confronto avanzate dal Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”-Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ;
  • introduzione del concetto di partecipazione sociale nella gestione del servizio idrico integrato nella Delibera di Giunta n. 1959 del 20/10/2009 ;
  • istituzione del tavolo tecnico congiunto con il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”-Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua (DGR. n. 2032 del 27/10/2009) ;
  • consultazione degli stakeholders (15/03/2011) in vista dalla presentazione del parere su “Il ruolo degli enti locali nella promozione di una politica idrica sostenibile” richiesto dall’Unione Europea ;
  • inserimento di meccanismi di partecipazione sociale nel testo di Legge “Gestione del servizio idrico integrato. Costituzione dell’Azienda pubblica regionale ‘Acquedotto Pugliese (AQP)” approvato il 14/06/2011 ma, ad oggi, innatuato.

Da parte dell’AQP SpA, l’unica azione tesa all’ascolto e al coinvolgimento della cittadinanza si è registrata durante la presidenza Petrella (con riferimento agli incontri da lui proposti ad associazioni e comitati territoriali). Del resto bisogna segnalare che durante la sua Presidenza, il Consiglio di amministrazione di AQP SpA ha chiuso la fase sperimentale della Facoltà dell’Acqua dell’Università del Bene Comune perché giudicata “esogena all’oggetto sociale dell’AQP S.p.A.”.

Il discorso costruito “intorno” all’idea di diritto, dunque, è stato contraddetto nei fatti. Ad oggi, in effetti, la Delibera di Giunta n. 1959 del 20/10/2009 è rimasta sostanzialmente inattuata (tab. 4), mentre il testo di legge, che avrebbe dovuto ripubblicizzare l’Acquedotto pugliese, approvato il 14 giugno 2011, non è quello originario (ovvero quello elaborato dal tavolo tecnico congiunto fra Governo Regionale e Comitato Pugliese–Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e poi approvato all’unanimità dalla giunta l’11 maggio 2010, all’inizio della seconda legislatura). Infatti, la legge approvata in Consiglio regionale il 14 giugno 2011 presenta sostanziali differenze rispetto al diritto al minimo vitale che rimane una dichiarazione di principio poiché in realtà non è garantito, essendo ancorato “esclusivamente all’avanzo netto annuale di gestione ” (art. 13, comma 2), ovvero all’eventualità che si realizzino entrate. Inoltre, dal testo approvato è stato eliminato il riferimento al servizio idrico integrato pugliese come servizio pubblico locale di interesse generale, privo di rilevanza economica e sottratto alla regola della concorrenza, oltre a contraddizioni di tipo giuridico e politico. Alcune di queste e diverse altre sono alla base della Sentenza della Corte Costituzionale del 21 marzo 2012, che ha dichiarato l’incostituzionalità di alcuni articoli di questa legge del governo pugliese, rimarcando le numerose incongruenze giuridiche e affermando l’Acquedotto pugliese SpA non è mai stato trasformato in un soggetto pubblico.

D’altro canto, nel gennaio 2012 il Presidente della Regione ha annunciato l’adozione di una tariffa solidale per le famiglie più bisognose alle quali sarebbero stati garantiti 100 litri giornalieri (Corriere del Mezzogiorno, 25/01/2012) poi riproposte nel mese di giugno dello stesso anno, come politica di attuazione dell’esito referendario (Corriere del Mezzogiorno, 22/06/2012). Tuttavia, la riduzione della tariffa prevista per la popolazione più indigente, pur muovendosi nell’ottica della solidarietà sociale, non ha nulla a che vedere con il diritto all’acqua (non essendo prevista alcuna quantità minima di acqua da erogare gratuitamente all’utente al fine di coprire le esigenze vitali), né con il rispetto dell’esito referendario del giugno 2011 che, come noto, obbliga tutti le imprese di gestione, indifferentemente da chi ne possieda il capitale, ad eliminare la remunerazione del capitale dalla tariffa. In realtà, il sostegno alle utenze deboli (inserito nel Piano Industriale 2010-2014, p. 11), è già previsto e disciplinato dall’AATO (2011) attraverso l’agevolazione tariffariaAi sensi dell’art. 8 del Regolamento (AATO, 2011) “l’agevolazione consisterà nell’erogazione di un rimborso annuale pari all’importo relativo a 55 mc/annui di acqua per ciascun componente del nucleo familiare”.per la fornitura di acqua potabile ai “soggetti/utenti che hanno difficoltà economicheLa situazione di disagio economico è valutata a livello familiare attraverso l’ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ai sensi del D.Lgs. 109/98 così come modificato dal D. Lgs. 130/ 2000” (AATO, 2011, art. 1).a sostenere il costo della fornitura idrica, o a soggetti che, sulla base di una condizione effettiva di impedimento fisico correlata ad una bassa condizione economica, sono meritevoli di una particolare tutela (disabili, malati cronici, malati con particolari esigenze di consumo idrico)”.

Dunque, del “diritto all'acqua potabile e sicura e ai servizi igienici” in quanto “diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”, sancito dalla Risoluzione dell’Assemblea dell’ONU, del 28/07/2010L’unica maniera di accedere gratuitamente alla risorsa sono le fontane pubbliche (il cui consumo viene corrisposto dai Comuni all’acquedotto pugliese) molte delle quali sono state dismesse soprattutto nei Comuni più grandi., in Puglia (come in Italia) – e nonostante l’esito referendario del giugno 2011 con il quale è stata respinta l’idea di acqua come merce e l’obbligo di gestione della stessa con forme di diritto privato - non c’è ombra e l’acquedotto pugliese è ancora una Società per Azioni.

Tab. 4 – Analisi del livello attuativo della Delibera di Giunta della Regione Puglia n. 1959 del 20/10/2009 (Codice CIFRA: RIS / DEL / 2009 / 00008).

Principi presenti nella DGR 1959/2009
Approvati Attuati Note
L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato. NOIn Puglia l’acqua non è un diritto.
La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona umana e si estrinsecano nell’ impegno a garantire ai cittadini un minimo vitale giornaliero. NOL’accesso individuale e collettivo non è garantito in quanto diritto (minimo vitale giornaliero) ma a fronte esclusivamente del relativo pagamento.
La proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntante a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici. NOLa proprietà è della Regione Puglia ma la gestione avviene attraverso forma di diritto privato (Società per Azioni).
Il consumo umano delle risorse idriche deve avere la priorità rispetto a altri usi. NOLe tariffe non riflettono tale priorità.
Il servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale. NONel giugno 2012 il Governo regionale dichiara l’apertura al mercato dei servizi pubblici locali (fra cui l’acqua). Il Servizio Idrico Integrato è gestito senza alcun meccanismo di partecipazione sociale. Il Governo Regionale si rifiuta a più riprese di incontrare il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”-Forum Italiano Movimenti per l’Acqua.
Impegni assunti nella DGR 1959/2009
Approvati Attuati
Proporre l’introduzione dei principi su esposti nello Statuto della Regione. NO
Presentare, in attuazione di tali principi, una legge regionale che regolamenti il servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica e che conseguentemente trasformi l’AQP S.p.A. in un soggetto giuridico di diritto pubblico improntato a criteri di economicità, efficienza e trasparenza nei confronti dei Cittadini. NOLa legge regionale approvata il 14 giugno 2011 non definisce il Servizio Idrico Integrato come servizio privo di rilevanza economica. L’AQP SpA è ancora un soggetto di diritto privato. L’AQP SpA non attua una politica improntata alla trasparenza (p.e. rifiuto di trasmettere i documenti di accompagnamento al Piano Industriale in quanto definiti riservati).
Avanzare alla Assemblea delle Nazioni Unite, tramite il Governo Nazionale, la proposta di organizzare in Puglia una conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all’acqua per tutti. NO
Formare, al fine di dare attuazione agli obiettivi di indirizzo programmatico prima indicati, a cura della Presidenza della Giunta Regionale e di concerto con l’Assessorato alle Opere Pubbliche, un Gruppo di lavoro composto da 1 presidente, da 5 membri nominati dalla Giunta e da 5 membri designati dal Comitato Pugliese Acqua Bene Comune e dal Forum dei Movimenti dell’acqua con il compito di presentare, entro il 31 dicembre 2009, alla Giunta una proposta di concretizzazione dei principi su esposti. SII componenti scelti dalla Giunta regionale sono: E. Sticchi Damiani, Ordinario Diritto Amministrativo (Univ. Lecce), A. Nuzzo, Ordinario di Diritto Commerciale (Univ. Luiss Guido Carli di Roma), N. Colaianni, Ordinario (Univ. Bari), L. Garofalo, Ordinario di Diritto Internazionale (Univ. Bari), l’avv L. Clarizio, consigliere giuridico. Il Forum dei Movimenti per l’Acqua ha designato A. Lucarelli, Ordinario di Diritto Pubblico (Univ. Federico II di Napoli), R. Cavallo Perin, Ordinario di Diritto Internazionale (Univ.di Torino), l’avv. F. Calcagnile; il dott. R. Lembo e C. Oddi del Gruppo Enti Locali Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, la dott.sa M. Ciervo, referente del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”. Il presidente del gruppo è l’avv. F. Manna, Capo di Gabinetto della Presidenza della Giunta Regionale. Il gruppo di lavoro ha presentato la bozza di disegno di legge il 23 dicembre 2009.
Dare mandato al dirigente coordinatore dell’Avvocatura affinché predisponga l’impugnazione dell’art. 15 del D.L. n. 135/2009 dinanzi alla Corte Costituzionale con un ricorso a difesa dell’autonomia regionale entro il 24 novembre 2009, data entro cui dovrà essere convertito in legge. SIIl ricorso è stato è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.

La società per azioni a totale capitale pubblico e il diritto all’acqua.

La società per azioni - così come qualsiasi società e in quanto soggetto di diritto privato, seppur a totale capitale pubblico – agisce secondo gli obiettivi e le regole del mercato, prima fra tutte quella della massimizzazione del profitto sintetizzabile dalla seguente equazione: G = R – C (guadagni = ricavi – costi). Quindi, anche nel caso di AQP SpA, essendo l’obiettivo dell’impresa il conseguimento degli utili, sono attuate politiche per aumentare i ricavi e comprimere i costi, fornendo servizi solo a fronte di un corrispettivo, in mancanza del quale non si esita a interrompere la fornitura (par. 4.1). Del resto, non sempre il servizio è continuativo o copre l’intero abitato urbano né la potabilità dell’acqua è garantita (par. 4.2).

Le performance e i numeri di AQP SpA, infatti, ricalcano quelle di qualsiasi altra gestione di diritto privatoAd esempio, si prende a riferimento il Regno Unito,emblema della privatizzazione “totale” dei servizi idrici avviata a fine anni ottanta, con la trasformazione degli enti pubblici in società private, e portata a compimento negli anni ’90, con la loro vendita alle multinazionali. Queste ultime realizzarono performance analoghe a quelle riscontrate in AQP SpA. Ovvero: crescita sensibile dei profitti (raddoppiati nel primo anno di privatizzazione), incremento dei ricavi (dovuto anche all’aumento dei prezzi dei servizi) e diminuzione dei costi (compresi quelli del lavoro). Anche in questo caso, sono stati incrementati i tagli del servizio per morosità: 18.636 casi nel 1994 con un tasso triplicato nei primi 5 anni (www.socialistdemocracy.org). Un altro elemento da considerare sono le remunerazioni eccessive dei dirigenti (il cui valore reale è cresciuto in sette anni fra il 50% e il 200%). In seguito alle critiche e per difendere gli interessi dei consumatori, è stata creata un’autorità di regolamentazione indipendente con il compito di fissare gli obiettivi di investimento e di monitorare l’efficienza. Il risultato è stigmatizzato dall’UNDP, United Nations Development Programme (2006, p. 128) per il quale «le privatizzazioni sono andate a discapito del pubblico interesse, anche se il potenziamento della struttura di regolamentazione ha rimediato ad alcuni fallimenti».: crescita degli utili; aumento delle tariffe; contrazione dei costi (compresi quello del lavoro); incremento delle interruzioni del servizio per morosità; potere decisionale accentrato e modello organizzativo verticistico (par. 4.3); finanziarizzazione del servizio idrico (par. 4.4).

Accesso all’acqua potabile e politiche tariffarie.

L’accesso all’acqua potabile non è un diritto garantito dall’Acquedotto pugliese SpA, né dal Governo della Regione Puglia.

L’articolazione tariffaria, a partire dal 1 gennaio 2002, è determinata sulla base della tariffa reale media, calcolata in base al Metodo Normalizzato, prevista dalla Convenzione A.T.O. Puglia, ma che, ad oggi, non tiene in considerazione l’esito referendario, inglobando ancora la “remunerazione del capitale”L’Assessore alle OO. PP. sostiene che la riduzione del 7% di remunerazione del capitale investito non si possa attuare perché in Puglia sarebbe un costo! (www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&id=11468&opz=display).. Il piano tariffario attuale prevede la definizione di fasce di consumo per modulo contrattuale in mc/anno. E’ prevista una tariffa agevolata per consumo idrico a uso domestico da 0 a 73 mc (euro/mc IVA escl. 0,562466), una tariffa base e tre fasce rispetto alle quali il costo è crescente rispetto ai consumiLa tariffa base (da mc 73,01 a mc 110) ha un costo di 0,738092 euro/mc IVA escl. La 1 fascia (da mc 110,01 a mc 146) ha un costo pari a 1,214320, la 2^ fascia (da mc 146,01 a mc 256) ha un costo al mc pari a 1,817500 e la 3^ fascia che comprende i consumi oltre i 256,01 mc ha un costo di 2,229267. Tale suddivisione è applicata anche all’uso pubblico. La quota fissa per unità immobiliare è pari a 15,31 euro IVA escl. (www.aqp.it).. Tuttavia l’uso commerciale e industriale è agevolato (una tariffa base di 0,956650 euro/mc e una 1^ fascia di 1,270644 euro/mc).

Per i clienti in condizioni di “comprovato disagio”, in caso di conguagli particolarmente elevati (art. 10) o con riferimento al contributo di allacciamento (art. 6) può essere concessa, su richiesta, la dilazione del pagamento (comunque, “previa applicazione degli interessi pari al T.U. BCE incrementato di 2 punti) (AQP, Regolamento del SII; AQP, Carta del SII).

In caso di ritardo del pagamento, al Cliente sono applicati gli interessi di mora (pari al T.U. BCE più 3 punti) ed eventuali spese di recupero del credito (p. 14), addebitati sulla fattura successiva. In ogni caso, a fronte di un mancato pagamento di 2 fatture, l’AQP SpA dispone la risoluzione del contratto e la sospensione della somministrazione addebitando al cliente “le spese di sospensione, di riattivazione, gli eventuali interessi di mora nonché una penale pari a € 103,29Nei casi di risoluzione del contratto il cliente è tenuto al pagamento delle fatture rimaste insolute, interamente o parzialmente, oltre agli interessi di legge e moratori, delle spese per la chiusura della presa stradale e per la rimozione del contatore e di ogni altra somma dovuta per i servizi erogati (art. 17, del Regolamento del Servizio Idrico Integrato).(art. 11). “La Società, decorsi i termini indicati in fattura, direttamente, o a mezzo strutture appositamente incaricate, procederà al recupero del credito addebitando le spese ulteriori al Cliente”.

La politica di anteporre gli interessi finanziari dell’azienda alle esigenze igienico-sanitarie e alimentari legate all’uso del bene vitale - inasprendo le misure per il recupero di mancati pagamenti e dei relativi interessi (senza alcuna considerazione per la condizione economica di chi si trova in situazioni di morosità) – è stata, per così dire, istituzionalizzata attraverso quella che è stata definita dall’azienda la “campagna di sospensioni di fornitura di intimazioni ad adempiere e di recupero legale1Del resto, nel Piano industriale 2007-2010, sono previste le seguenti azioni: rendere sistematica e tempestiva l’attività di sollecito in base a criteri automatici; rendere sistematica e automatica la sospensione della somministrazione; addebitare ai clienti gli interessi di mora e le spese di recupero crediti (AQP; 2007, p. 18).(tab. 5) e che ha prodotto risultati superiori agli obiettivi fissatiNel corso del 2004 sono state emesse nei confronti dei clienti per la prima volta fatture per interessi di mora per 10 milioni di euro (AQP SpA, 2004, p. 17).(AQP SpA, 2004, p. 66).

Tab. 5 – Le principali azioni di recupero crediti poste in essere dall’AQP SpA negli esercizi 2003, 2004, 2005, 2006.

Anno Intimazione ad adempiere Recupero legale Sospensioni fornitura
Numero Valore (euro) Numero Valore (euro) Numero Valore (euro)
200389.660*6.893*16.911*
200427.42812,6 milioni16.86638,5 milioni169.09061,3 milioni
2005280.04337,0 milioni28611,0 milioni93.45747 milioni1
200651.45244,0 milioni11.6357,0 milioni93.35261,0 milion

AQP SpA, 2003 (pp. 21-22), 2004 (p. 20), 2005 (p. 17), 2006 (p. 12).

* Il valore dell’attività di recupero crediti conseguito nel corso del 2003 è pari nel totale a 97 milioni di euro. Nel bilancio 2003 non sono indicati i valori parziali.

Rispetto alle azioni di recupero crediti poste in essere negli anni successivi al 2006, non si hanno dati ufficiali sia perché non è stato possibile accedere ai relativi bilanci, sia perché, a fronte di richieste esplicite avanzate in tal senso all’Amministratore Unico di AQP SpA, non si è ricevuta alcuna risposta. In mancanza di dati ufficiali ci si è basati sulla ricognizione delle cronache locali (tab. 6) al fine di valutare il trend, seppur approssimativo, delle soppressioni del servizio idrico disposte da AQP SpA che risultano frequenti, crescenti e diffuse su tutto il territorio regionale.

Il distacco della fornitura crea pesanti disagi ma anche gravi situazioni in termini igienico-sanitari e, in alcuni casi, anche di ordine pubblico, tanto da indurre i Sindaci (in quanto responsabili della salute pubblica) a disporre tramite ordinanza l’immediata riattivazione della fornitura idrica, e a interessare la prefettura. Inoltre, nel caso in cui la morosità si realizzi in un condominio, l’interruzione di servizi per la fornitura idrica avviene per l’intero stabile penalizzando così anche chi ha pagato puntualmente la bolletta; così come, nel caso di abitazioni popolari convenzionate, in cui il mancato pagamento sia imputabile ai Comuni (in ragione di un contenzioso in corso o per mancanza di risorse economiche), l’AQP SpA procede ugualmente alla sospensione del servizio di fornitura agli inquilini (i quali, fra l’altro, non hanno neanche la responsabilità legale per l’insoluto).

Tab. 6 - Casi di sospensione del servizio idrico rilevati dalla stampa locale (2004-2012).

Comune Periodo Utenze/famiglie/condomini interessati da interruzione S.I.I. o da preavviso Motivazioni Interventi istituzionali
Taranto e provincia2004Numerosi condominiMorosità imputabile solo ad alcuni condomini (minaccia di interruzione anche per modestissime entità , p.e. 20 euro)Interrogazione parlamentare
Trani (BT)2004500 utenze, 3.000 famiglieMancato versamento interessi di mora addebitati per ritardato pagamentoDiffida del sindaco per problemi di igiene e ordine pubblico
Capurso (BA)2004---------Morosità--------
Ostuni (BR)200839 famiglie (edilizia popolare)MorositàOrdinanza del Sindaco per ripristino erogazione
Taranto (quartiere Paolo VI)Luglio 2010150 famiglie (edilizia popolare).-------Ordinanza del Sindaco per ripristino erogazione
Bitonto (BA)Ottobre 201048 famiglie (8 edifici e 6 appartamenti)Morosità da parte di alcuni residenti fra quelli collegati all’unica utenza---------
Taranto (quartiere Salinella)Novembre 2010Un condominio-------Intervento del Sindaco presso la prefettura per evitare conseguenze di carattere igienico e di ordine pubblico
Francavilla Fontana (BR)Aprile 2011Decine di famiglie--------------
TarantoMaggio 20113 condominiMorosità imputabile solo ad alcuni inquilini-------
Melissano (LE)Giugno 2011Zona PIP Zona industriale 20 famiglie e opificiRitardo nei pagamenti da parte del Comune per mancanza trasferimento risorse stataliSollecitazioni da parte del Sindaco Interrogazione al Governo regionale
Bari (quartiere Japigia)Giugno 201184 famiglieSospensione pagamento da parte Comune per contenzioso in corso-------
Taranto (Paolo VI)Dicembre 2011-------Morosità-------
Lecce (Via Siracusa)Gennaio 2012Edilizia popolareMorosità-------
LecceFebbraio 201210.000 famiglie (di cui 4.000 in stabili edilizia popolare)Morosità per un periodo oggetto di contenziosoTavolo tecnico fra Sindaco, associazioni e sindacati degli inquilini, governo regionale, AIP
Lecce (Quartiere San Pio)Febbraio 201234 famiglieMancato pagamento a fronte di contatori non funzionanti
BrindisiMaggio 2012Un condominioMorositàIncontri tecnici

Fonte: Capoccia, 2012; Carella (2004); Comune di Ostuni (2008); Fazio (2011); Giornale di Puglia (2011); Giuffré (2010); Il Tacco d’Itaila (2011); La Forgia (2004); LeccePrima (2012a,b); Mongelli (2011); Montinaro (2012); Patarino (2004); Piazza Salento (2011); Press Regione Puglia (2011); Taranto Buona Sera (2011); Unicons (2010); Valentini (2004); www.urpcomunediostuni.it/main/ComunicatiStampa/docs/2008/marzo_2008/aqp.htm; www.lagazzettadelmezzogiorno.it; www.acquabenecomune.org.

Qualità del servizio e dell’acqua erogata.

Nel Piani industriali 2007-2010 e 2011-2014, fra gli obiettivi centrali, vi è la garanzia dell’efficienza del servizio e della qualità della risorsa. Tuttavia, nella realtà, si sono rilevati molti casi di inefficienza e di carenza qualitativa dell’acqua che incidono inevitabilmente sull’accesso all’acqua potabile, creando situazioni di disparità fra chi può fruire a tutti gli effetti della risorsa e chi, invece, deve misurarsi con le carenze infrastrutturali e/o gestionali.

Il servizio non è sempre garantito in maniera continuativa, lasciando in diversi casi abitati senza acqua. Fra i casi più indicativi rinvenuti sulla stampa (e in mancanza di dati ufficiali) si segnalano: Taranto e provincia nel 2004Atti Parlamentari — 16499 — Camera dei Deputati. XIV Legislatura – Allegato B ai Resoconti – Seduta 25/11/2004.; Capurso (BA) nel 2004 dove l’Amministrazione denuncia un’erogazione a singhiozzowww.capurso-online.com/index.php?option=com_content&view=article&id=74:lettera-aperta-al-presidente-dellaqp-dott-francesco-divella&catid=17:comunicati-stampa&Itemid=179(in alcune zone solo per 4-5 ore al giorno); Bari nel cui centro storico, nel febbraio 2012, i residenti denunciavano “una vera interruzione di servizio pubblico” da parte di AQP SpA e raccoglievano firme per l’emergenza idrica imputabile alla bassa pressione che non permetteva di fare arrivare l’acqua ai piani più alti (Gazzetta del Mezzogiorno, 2012). Del resto, ancora oggi si registrano casi di Comuni in cui la rete idrica copre solo parzialmente l’abitato, come nel caso di MottolaPatarino C. (2004), Atto Camera, Interrogazione a risposta scritta 4-11800, seduta n. 552 del 25/11/2004.(TA) e StatteNella nota indirizzata il 5/12/2005 (prot. 20278/TEC) dal Comune di Statte (TA) al Presidente della Regione e agli organi competenti, si legge “La rete idrica del Comune di Statte copre all’incirca il 50-60% dell’abitato. Essa è stata in gran parte, realizzata con interventi di ampliamento successivi senza un progetto quadro generale, innestandosi su una rete obsoleta dimensionata per una piccola borgata. Esistono inoltre, diffuse situazioni di anomalie nella fornitura, in quanto interi quartieri sono alimentati da un unico contatore tramite una rete idrica privata con il risvolto che questi cittadini pagano l’acqua ad un prezzo tre volte superiore a quello normale, a fronte di un servizio pessimo”.(TA) la cui amministrazione nel 2005 imputava lentezza e inoperatività all’Acquedotto pugliese SpASempre dalla nota del 5/12/2005 (prot. 20278/TEC) si apprende che i tecnici incaricati avrebbero consegnato, già nel gennaio 2001, gli elaborati relativi alla progettazione esecutiva del completamento della rete idrica del Comune di Statte all’AQP SpA, ma questi sarebbero rimasti negli archivi dell’AQP per anni (cinque alla data della lettera).denunciando “il mancato soddisfacimento dei primari bisogni pubblici e un possibile aggravamento della situazione”. A queste si aggiungono situazioni di apparente, quanto inspiegabile, non curanza. Si tratterebbe di perdite e allacci abusivi alla rete idrica che, segnalate ai dirigenti dal personale interno all’azienda, pare non siano state prese in considerazione, circostanza che sarebbe al centro di un’inchiesta della procura (De Matteis, 2009).

Altri casi di disfunzione riguardano il malfunzionamento dei depuratori. Fra i più recenti, si citano quelli che hanno interessato gli impianti di Trani, Barletta, Andria e Molfetta dove i depuratori riversavano in mare fanghi e acque con elevate concentrazioni di azoto, fosforo e idrocarburi (ritenuti responsabili, fra le altre cose, dell’origine del fenomeno dell’alga tossica). I depuratori sono stati sequestrati dalla procura e l’Ing. Monteforte, attuale amministratore unico dell’AQP SpA, è stato indagato insieme alla dirigente del servizio Tutela delle acque della Regionehttp://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/24-maggio-2012/bat-fanghi-inquinanti-finiti-marecaso-depuratori-indagato-monteforte-201323047732.shtml. Un altro caso ha riguardato il Comune di Taurisano (LE) il cui impianto (dell’Acquedotto pugliese) ha riversato liquami nei terreni confinanti determinando un danno di tipo economico per i proprietari e di tipo ambientale per la comunità a causa dell’inquinamento delle falde acquiferewww.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=523011.

Il fatto che il servizio erogato da AQP SpA non sia sempre efficace ed efficiente trova conferma nella predisposizione da parte dell’AATO Puglia (oggi AIP) di una sorta di attività ad hoc per l’amministrazione e gestione dei reclami, resasi necessaria “in seguito alle sempre più numerose richieste di chiarimenti, solleciti e reclami che alcuni utenti inoltrano all’Autorità, anche per il tramite di legali, insoddisfatti dall’esito delle segnalazioni inoltrate al Gestorewww.aip.gov.it/index.aspx?area=89.

Rispetto alla potabilità dell’acqua, si registrano diversi casi in cui l’acqua somministrata ha i parametri organolettici alterati. In tal senso, la situazione più clamorosa fa riferimento all’acqua di colore rosso che, dal 2006, fuoriesce dai rubinetti delle abitazioni di Melendugno (LE), e dal 2010, anche da quelle di altri due Comuni in provincia di Lecce (Alezio e Sannicola) e per la fornitura della quale, i cittadini, fra l’altro, corrispondono il 100% della tariffa in vigoreNel caso di forniture di acqua non potabile, l’art. 13 del Prov. CIP n. 26 del 1975 prevede espressamente che “per le utenze di acqua non potabile, i nuovi prezzi di vendita al consumo non dovranno superare il livello del 50% delle corrispondenti tariffe previste dal summenzionato provvedimento”. L’Acquedotto Pugliese SpA pare non abbia mai applicato questa norma, percependo il 100% della tariffa stabilita, né abbia mai aderito alle richieste di rimborso delle bollette organizzata dal Comitato dei cittadini insieme alla Federconsumatori (www.officinavolturno.com).. Si tratta di un’acqua i cui parametri di ferro (secondo le analisi dell’ASL, Azienda Sanitaria Locale di Lecce, dell’ARPA Puglia, Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente, e di laboratori privati) hanno spesso superato i limiti stabiliti dalla legge 31/2001 (anche fino a 90 volte) inducendo il 95% degli utenti (secondo un sondaggio fatto su un campione di 500 utenti dal Comitato di cittadini) a non consumare l’acqua di rubinetto per timore di compromettere la propria salutehttp://unicons.wordpress.com/tag/acqua-rossa-melendugno. Attualmente è in corso un processo nel quale sono stati rinviati a giudizio alcuni dirigenti di AQP SpA con le seguenti ipotesi di reato: commercio di sostanze alimentari nocive, frode nelle pubbliche forniture e nell'esercizio del commercio. Secondo la Procura, AQP SpA avrebbe distribuito "acque contrattualmente dichiarate potabili ma risultate non essere tali" perché "presentavano un colore rossastro, segno di presenza di ferro in quantità superiore ai limiti consentiti"www.sportellodeidiritti.org/notizie/dettagli.php?id_elemento=117&i=6&parola_chiave=&data_dal=&data_al=&id_categoria=8; www.lecceprima.it/cronaca/acqua-rossa-a-melendugno-a-giudizio-i-vertici-di-aqp.htm.

Del resto, una grave situazione sembra riguardare l’invaso del Pertusillo nelle cui acque e nei cui sedimenti, a seguito alla moria di pesci e allo sviluppo di alghe rosse avvenuta nelle primavere del 2010 e del 2011, è stata riscontrata la presenza di idrocarburi e metalli pesanti. Le acque sono risultate molto inquinate dal punto di vista microbiologico (per la presenza di coliformi fecali, streptococchi ed eschericia coli) e chimico (per la presenza di metalli in concentrazione superiore a quella prevista dalla legge: Bario, Manganese, Ferro, Alluminio e Idrocarburi). Le analisi dei sedimenti hanno mostrato anomalie simili a quelle delle acque, ma con concentrazioni di inquinanti di gran lunga superioriI prelievi sono stati realizzati a cura della prof.ssa Albina Colella, Ordinario di Geologia e Sedimentologia dell’Università della Basilicata (EHPA) e del Tenente di Polizia Giuseppe di Bello (EHPA), in collaborazione con la Guardia Ecozoofila dell’OIPA Roberto Tedesco e del volontario Giovanni Boezio.. D’altro canto, la Regione Puglia è ricorsa al regime delle deroghe alle caratteristiche delle acque destinate al consumo umano (ai sensi del D.lgs. 31/2001), con riferimento a tutto il territorio Regionale, per un lasso di tempo che, a seconda delle Province di riferimento, va dal 2004 al 2010. I parametri di qualità per cui è stata chiesta la deroga sono i CloritiIl limite di legge ammissibile per il Clorito è di 0,2 microgrammi/litro, mentre in regime di deroga il valore massimo ammissibile può variare tra 1,3 e 1,8 microgrammi/litro.e i TrialometaniIl limite di legge ammissibile per i Trialometani è di 0,03 microgrammi/litro, mentre in regime di deroga il valore massimo ammissibile può variare tra 0,05 e 0,08 microgrammi/litro.(Legambiente, CittadinzAttiva 2012, p. 10), sottoprodotti rispettivamente del biossido di cloro e del cloro usati per la disinfezione e la potabilizzazione delle acque.

Potere decisionale e modello organizzativo.

In una gestione di diritto privato, la sovranità del pubblico e della cittadinanza, ovvero la capacità di decidere in che modo, per quali obiettivi e a quali regole debba essere gestita l’acqua, risulta molto compressa. Questo si traduce, anche nel caso in questione, nell’accentramento del potere decisionale e nella perdita di accesso alle informazioni (per le clausole di confidenzialità dei contratti di concessione o dell’uso del segreto commerciale o delle norme a tutela della riservatezza), con conseguente diminuzione della trasparenza e della capacità di controllo da parte della cittadinanzaNel mese di maggio 2012 sono stati richiesti all’Acquedotto pugliese i bilanci degli ultimi dieci anni (ma sono stati trasmessi solo quelli fino al 2007) e i documenti di accompagnamento al Piano industriale (ma l’AQP SpA non li ha trasmessi argomentando che si trattasse di documenti riservati. Il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha chiesto alla Regione Puglia (unico azionista di AQP SpA) da parte di partecipare all’Assemblea dei soci. Tale richiesta non ha mai ricevuto risposta.. Del resto, nel Codice Etico di AQP SpA è dedicato un intero articolo alla riservatezza e alle regole che deve osservare il personale in servizio - subordinando "in ogni caso il rilascio di qualsiasi informazioni alla preventiva autorizzazione da parte del diretto superiore" (art. 5,2) – e anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro quando, sulla base del dettato, sarebbe obbligato a mantenere “riservate le notizie e le informazioni apprese nell’esercizio delle proprie funzioni”. Norme di riservatezza sono previste anche all’interno dell’azienda dove “il personale può consultare i soli atti e fascicoli ai quali è autorizzato ad accedere […] consentendone l’accesso ai colleghi per motivi di servizio, in conformità alle prescrizioni impartite dall’ufficio” (p. 14). Il controllo dell’informazione è molto stretto arrivando a invadere la libertà individuale nella misura in cui, ad esempio, pretenderebbe che il personale evitasse di “discutere argomenti d’ufficio” (o di mettere documenti a disposizione di persone o di ex dipendenti dell’AQP non autorizzati) e partecipasse a riunioni o incontri con terzi attinenti alle attività dell’AQP “solo se espressamente autorizzato dal Dirigente sovra ordinato” (p. 12).

Rispetto al potere decisionale, l’amministratore unico ha amplissimi poteri che, in pratica, conferiscono a una sola persona (nominata dal Presidente della Regione) la scelta di dismettere il patrimonio immobiliare e gli assett pubblici, di indebitarsi sui mercati finanziari, di finanziare la gestione del servizio idrico attraverso l’uso di joint venture, immobilizzazioni immateriali e stock option e, perfino, di vendere le azioni a privatiL’Assemblea dei soci, a decorrere dal 5 febbraio 2007, ha deliberato la nomina di un amministratore unico per il periodo 2007-2009 a cui ha riservato, fra gli altri, il potere di: “acquistare, vendere o permutare beni immobili e diritti reali immobiliari […]; stipulare con banche ed istituti di credito contratti per finanziamenti a lungo termine (la cui durato ecceda un quinquennio) e, indipendente dalla durata, per importi superiori a 30.0000.000 di euro; [..] acquistare, vendere, permutare o affittare aziende o rami aziendali; acquistare, sottoscrivere, permutare, vendere partecipazioni sociali (azioni, quote, warrant, obbligazioni convertibili) [..]; costituire, o partecipare , o uscire da joint venture; acquistare a titolo definitivo ed esclusivo da terzi e/o vendere, permutare o cedere a titolo definitivo ed esclusivo a terzi la proprietà o altri diritti su immobilizzazioni immateriali; deliberare, modificare e/o assegnare piani di stock option a favore di amministratori, dipendenti e/o consulenti della società; conferire incarichi di consulenza esterna di importo superiore a 75.000 euro [..]” (Corte dei Conti, 2008, pp. 11-13).. Tali poteri attengono anche le relazioni con i lavoratori e dirigenti, potendo “assumere, licenziare, determinare il livello e i cambiamenti di livello, attribuire la retribuzione ad personam (superminimo) al personale salariato e stipendiato compresi i dirigenti”. Da questo si ricava un quadro piuttosto preoccupante: i lavoratori (di qualsiasi livello: dalle maestranze ai quadri dirigenti), che si occupano a vario titolo della fornitura di un bene vitale come l’acqua, sono vincolati da segreti d’ufficio e la loro autonomia di espressione e azione è compressa dalla debolezza (e, finanche, ricattabilità) della loro situazione lavorativa.

Del resto, il modello organizzativo, già fortemente accentrato e di tipo “top down” (fig. 4), ha subito un’ulteriore stretta in tal senso in seguito alla riorganizzazione delle unità territoriali. Quest’ultima si è basata, sostanzialmente, su un depotenziamento delle stesse in termini di figure manageriali, capi d’area, aree organizzative e relativo personale cosa che, da un lato, comprime l’autonomia organizzativa e decisionaleInoltre, risultano discutibili le modalità di attuazione che, a parere dei sindacati e dei lavoratori, ravvisavano una vera e propria “strategia dei vertici Aqp di approfittare del mese di Agosto, sperando in una scarsa reazione dei lavoratori assenti per ferie estive, per imporre le proprie scelte” (Assemblea Generale Lavoratori AQP Brindisi, 2010)., dall’altro, comporta la contrazione dell’occupazione. In effetti, già nel 2008, a fronte di una riduzione del personale in forza di 40 unità complessive rispetto all’anno precedente, ben 54 tagli hanno riguardato le unità territoriali. Il numero di lavoratori del gruppo è diminuito, in valore assoluto, tra il 2008 e il 2009 di 67 unità (pari al 4,41%), mentre nel 2010 si è avuta una riduzione di 82 unità, la quasi totalità della quale (95%) tra impiegati e operai (corrispondenti al 5,29% in meno rispetto al 2009), per una riduzione complessiva di 149 unitàIl costo del personale ha inciso, nel 2010, per il 16,90% sul totale del valore della produzione, in diminuzione rispetto sia al 2009, quando era del 18,92%, sia al 2008, quando lo stesso valore era 19,6% (Corte dei Conti, 2012, pp. 21, 22).(Corte dei Conti, 2012, p. 20). Tale riduzione è ancora più cospicua se si allarga la forbice temporale al quinquennio 2007-2012, interessato da una contrazione della forza lavoro di quasi 500 unità, passando da 1829 lavoratori a circa 1337 (AQP, 2007; AQP, 2012).

Fig. 4 – Struttura organizzativa di AQP SpA.


Fonte: www.aqp.it

Del resto, 2009 al 2010 il costo del personale è diminuito di 1,99 milioni di euroLa riduzione del costo del personale è imputabile alla diminuzione di 1,48 milioni di euro degli oneri sociali (-9,87%), dei salari e stipendi 0,95 miloni di euro (-1,80%), mentre sono aumentati di 0,11 milioni di euro il trattamento di quiescenza (+21,96%), 0,25 milioni di euro gli altri costi (+8,49%) e, infine, di 0,08 milioni il trattamento di fine rapporto (+2,05%). (Corte dei Conti, 2012, pp. 21-22)., mentre i compensi dell’amministratore unico e del direttore generale sono restati pressoché immutati (dopo un aumento sostanzioso fra il 2007 e il 2008) e quello del collegio sindacale ha subito un significativo incremento (tab. 9).

Tab. 9 – Compenso dell’Amministratore Unico, del Collegio Sindacale e del Direttore Generale (2007-2011).

Anno Amm. Unico Collegio sindacale Direttore generale
2007229.132,00214.008,00205.000
2008300.000,001 (+ 30%)188.377,00232.000
2009257.500,00148.624,41237.900
2010251.750,00174.688,78237.900
2011252.109,272181.500,00237.900

1 La maggiorazione del 30% è a titolo di incentivo straordinario per l’attività svolta dall’amministratore unico a favore della società nella rinegoziazione dei contratti di finanza derivata (sulla legittimità di tale incentivo si veda par. 4.4).

2 L’Ing. Monteforte nel 2011 è stato assunto da Pura Depurazione s.r.l. (società controllata da AQP SpA) circostanza che, oltre alle considerazioni sul potenziale conflitto di interesse (al riguardo si segnala l’interrogazione urgente, 626-IX, presentata in Consiglio regionale dal capogruppo PD e le richieste di chiarimento del sindacato UIL), comporterebbe un ulteriore aumento del compenso. Al riguardo, da dichiarazioni dell’AQP SpA, sembrerebbe che la retribuzione annua lorda sia rimasta invariata rispetto al 2010 mentre il motivo di tale scelta potrebbe essere legato, come presume l’Assessore alle OO. PP., a fini previdenziali. In ogni caso, tale scelta sembra essere stata operata a beneficio personale dell’amministratore, piuttosto che per ragioni di politica aziendale.

Corte dei Conti 2008, 2010, 2012.

Il depotenziamento delle unità territoriali, potrebbe generare effetti negativi sul piano sia economico (con riferimento alle imprese locali dell’indotto e all’aspetto occupazionale), sia territoriale. Da questo punto di vista, la minore presenza territoriale si tradurrebbe in un minore “monitoraggio” e attenzione alle esigenze in tema di qualità del servizio, interventi e investimenti, oltre a un possibile depauperamento della conoscenza e del controllo del servizio sul territorio. Inoltre, si creerebbe (e/o accentuerebbe) la disuguaglianza socio-spaziale fra territori “centrali” (in cui vi è una presenza maggiore di uffici e professionalità), interessati da controlli igienico-sanitari continuativi, e da un servizio alla clientela più efficiente ed efficace; e territori “periferici” (caratterizzati dalla mancanza di unità decisionali e organizzative), destinate a offrire, al più, presidi operativi.

Investimenti: finanziarizzazione del sii e dismissione del patrimonio.

L’incremento del fatturato e degli introiti da tariffe è alla base del conseguimento degli utili nel 2009 (10,63 milioni di euro), 2010 (33,4 milioni di euro) e 2011, anno in cui è stato raggiunto il record storico di 40 milioni di euro. Al riguardo, si rileva il trend crescente delle tariffeSi tenga presente che nel 2008 l’AQP SpA aveva aumentato le tariffe (senza consultare le associazioni dei consumatori) poi bloccate dall’AATO Puglia. Quest’ultimo provvedimento aveva indotto l’Amministratore unico a minacciare il blocco degli investimenti (www.polidream.org/lo-sportello-del-consumatore).(fig. 5), caratteristica della gestione di diritto privato; l’incisione della remunerazione del capitale nell’importo totale della tariffa (fig. 6) e in percentuali crescenti nel tempo (a fronte, fra l’altro, della riduzione della quota percentuale di costi operativi e ammortamenti, tab. 10).

Fig. 5 – Evoluzione tariffe indicate nel Piano d’Ambito AATO (2003-2018).

N.B. Le tariffe che vanno dal 2003-2006 sono adeguate al tasso di inflazione programmata; quelle che si riferiscono al periodo 2007-2018 sono calcolate al netto dell’inflazione

Fonte: AQP, 2006b; AATO (2009, 2010); www.aatopuglia.it

Fig. 6 - Evoluzione della tariffa d'ambito con riferimento ai vari componenti di costo (2010-2018).


Fonte: www.aatopuglia.it

Tab. 10 – Sviluppo della tariffa d’ambito (euro a metro cubo).

201020112012201320142015201620172018
Costi operativi1,20681,23461,22911,22601,21291,21661,20181,19091,1802
Ammortamenti0,13120,16160,17980,19540,20830,21340,20820,20200,1971
Remunerazione capitale0,09950,11310,12720,14340,16370,18440,20040,21650,2239
Tariffa di riferimento1,43751,50931,53621,56481,58491,61441,61041,60941,6012

Fonte: www.aatopuglia.it

Gli utili, del resto, non sono obbligatoriamente reinvestiti nell’azienda anche perché, essendo l’Acquedotto pugliese una Società per Azioni non vi è alcun vincolo legale in tal senso. Un esempio, con riferimento al bilancio consolidato del Gruppo AQP al 31/12/2010 è dato dalla distribuzione all’azionista unico, la Regione Puglia (su sua proposta), di dividendi complessivi per 12.250.000 euro, nonostante in sede assembleare sia stato rilevato il possibile impatto negativo di tale scelta sulla società sotto il profilo dell’equilibrio economico finanziario. La proposta è stata approvata benché l’impegno finanziario conseguente alla distribuzione dei dividendi avrebbe potuto “compromettere l’avvio ed esecuzione di interventi per un controvalore di 63 milioni di euro e condurre all’inasprimento dei vincoli economici e finanziari da resettare alla luce dei contratti di finanziamento in essere” (Corte dei Conti, 2012, pp. 36-37).

Gli investimenti, dunque, sono finanziati attraverso le tariffe, l’indebitamento sui mercati finanziari e, da ultimo, dalla vendita degli immobili. Secondo le stime previste nel Piano Industriale 2010-2014, infatti, l’indebitamento netto è destinato a raddoppiare nel giro di 4 anni, passando da 219 milioni di euro nel 2010 a 402 milioni di euro nel 2014. L’indebitamento sui mercati finanziari è una scelta che si pone in netta contraddizione con l’idea e la pratica dell’acqua come diritto umano, da un punto di vista ideale, politico e pratico in quanto slega gli investimenti dalla fiscalità generale e, dunque, dai meccanismi di progressività e redistribuzione e dal principio di equità che li sottende; prelude alla finanziarizzazione del Servizio Idrico Integrato e, pertanto, comporta la subordinazione di questo alle logiche, agli obiettivi, alle regole (e alle valutazioni) dei mercati finanziari; trasforma il patrimonio pubblico costruito con le risorse pubbliche (economiche e umane) in capitale di rischio; fa ricadere il rischio finanziario sulla collettività mettendo a rischio la regolarità (e, nei casi più gravi, finanche la possibilità) di erogazione del servizio idrico e, dunque, il soddisfacimento di un diritto umano e di un bisogno sociale.

Al riguardo, risulta emblematica la vicenda legata alla scelta operata nel 2004 da AQP SpA di rivolgersi ai mercati finanziari per accedere alla liquidità necessaria a sostenere il piano degli investimenti previsto nel POT, Piano Operativo Triennale. Tale scelta non è un’opzione “neutra” dal punto di vista dell’accesso al credito in quanto sottende la condivisione della logica di mercato, degli obiettivi di crescita, delle strategie aziendali focalizzate sul core business, nonché l’accettazione di giudizi formulati dai mercati finanziari attraverso il rating investment grade (e, dunque, il consenso a che la credibilità delle scelte politiche sia valutata dalle società di rating). Così, l’AQP SpA, dopo aver conseguito il prestigioso obiettivo di un rating investment grade (BBB S&P, Baa3 Moody’s)” (AQP SpA, 2004, p. 6) approvò nell’assemblea straordinaria dei soci del 3 marzo 2004 l’emissione del prestito obbligazionario con l’istituto bancario privato statunitense, Merrill Lynch (che nel 2004 era anche consulente finanziario della Regione Puglia), ottenendo un prestito obbligazionario (quindicennale) di 165 milioni di sterlineNel 2004 l’Amministratore Unico di AQP SpA era Francesco Divella (poi deputato del Popolo delle Libertà) e il Presidente della Regione della Puglia, (e, in quanto tale, legale rappresentante del socio di maggioranza di AQP SpA) era Raffaele Fitto, poi Ministro per gli Affari Regionali.. A questi si aggiunse la stipulazione di tre contratti derivatiIl primo contratto derivato aveva l’obiettivo di eliminare il rischio di cambio; il secondo contratto derivato era volto sia a modificare la modalità di rimborso del prestito convertendolo da un’unica soluzione a scadenza a un rimborso rateale (quote costanti di 17,8 milioni di euro l’anno) sia ad optare per il tasso fisso in luogo di quello variabile; il terzo trasformava il tasso fisso in variabile con un tetto minimo e uno massimo, i cosiddetti floor & cap.e di un sinking fund (o fondo di accumulo) nel quale AQP SpA avrebbe dovuto versare rate semestrali fino al raggiungimento dell’intera somma da rimborsare agli obbligazionisti alla scadenza del prestito nel 2018 (data che coincide con la scadenza della concessione di AQP SpA). L’accordo, inoltre, prevedeva da un lato, che le rate versate da AQP SpA nel sinking fund potessero essere investite a discrezione di Merrill Lynch in un portafoglio predefinito di titoli obbligazionari (eligible entìties) concordati tra le parti, che includevano titoli di Stato, di enti locali, di istituzioni finanziarie internazionali e di multinazionali (fra cui Generai Motors, Ford e Chrysler); dall’altro, che i rendimenti dei titoli obbligazionari nel sinking fund spettassero a Merrill Lynch, mentre il rischio di credito ricadesse su l’Acquedotto pugliese. Sulla base di tale accordo, è evidente che Merrill Lynch avrebbe avuto tutto il vantaggio nell’investire in titoli ad alto rendimento (e, dunque, a maggior rischio), perché nel caso di default sarebbe stato AQP SpA a dover reintegrare la differenza tra il valore nominale del titolo e il suo valore effettivo sul mercato (Gatti, 2008) trasformando così, di fatto, il patrimonio pubblico in capitale di rischio e facendo ricadere questo sulla collettivitàRispetto a questo si segnala l’inchiesta di Claudio Gatti “Se salta General Motors, salta pure mezza Puglia” e “Quell’azzardo dell’Acquedotto pugliese sui titoli GM” pubblicate, entrambi, su “Il Sole 24 Ore”, 27/11/2008.. Un rischio che le stime de “Il Sole 24 Ore” quantificano in un potenziale buco di circa 40 milioni di euro. L’operazione non ha convinto neanche la Corte dei Conti che nel suo resoconto del 2008 chiedeva “un’attenta valutazione da parte degli organi di vertice della società, vale a dire quella connessa ai contratti derivati relativi ai prestiti obbligazionari emessi da AQP” (p. 99).

In effetti, il rischio si palesò in tutta la sua pericolosità quando incominciò a profilarsi la possibilità di bancarotta per la General Motors e, benché già nel 2006 il prof. Riccardo Petrella, in qualità di Presidente dell’AQP SpA, avesse chiesto di rinegoziare il prestito, solo nel marzo 2008, l’AQP SpA citò in giudizio Merril Lynch (per violazione degli obblighi di condotta e di consulenza) per poi sottoscrivere, nel maggio dell’anno successivo, un accordo transattivoL’accordo su menzionato prevede la rinuncia, da parte di AQP SpA, alla causa pendente presso il Tribunale di Bari e la ristrutturazione del contratto derivato denominato amortising swap transaction. A seguito di tale ristrutturazione: il rischio della componente credito del sinking fund è stato ridotto al solo rischio di titoli emessi direttamente dalla Repubblica Italiana (Corte dei Conti, 2010).. Nello stesso mese le Regioni Puglia e Basilicata, quali azionisti di AQP SpA, nell’assemblea ordinaria del 18/19 maggio 2009, rinunciarono all’esercizio di ogni azione di responsabilità (ai sensi degli artt. 2393 e 2393 bis del c.c.) per il prestito obbligazionario (e i contratti derivati) nei confronti dei precedenti e attuali amministratori, sindaci, dirigenti e ausiliari di AQP SpA e, contestualmente approvano l’erogazione di un incentivo straordinario a favore dell’amministratore unico in considerazione dell’apporto profuso per giungere all’accordo transattivo concluso con l’intermediario finanziario.

Il primo punto, mette ancora una volta in evidenza, la non neutralità della forma giudica che determina, oltre gli obiettivi, anche le modalità e gli strumenti di gestione. Infatti, AQP SpA ha potuto operare una tale scelta proprio perché consentita dalla disciplina delle società commerciali. Tuttavia, la Corte dei Conti (2012, pp. 36, 19) ha espresso forti perplessitàLa Corte dei Conti si era mossa diversamente quando l’Acquedotto era un Ente Autonomo di Diritto Pubblico, autorizzando il sequestro conservativo dei beni dell’ex presidente Emilio Lagrotta e dell’ex direttore generale Aldo Rossi per un danno all’erario derivante dalla cattiva amministrazione dell’emergenza idrica del 1988 (Lonadi, 1997).in merito alla legittimità di tale decisione, poiché "dalla stipulazione dei contratti derivati si è determinato un rischio elevatissimo in danno della società, nonché degli atti successivi, compreso l’accordo transattivo"La Corte dei Conti, nell’esprimere tale giudizio di dubbia legittimità, richiama “la giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha sancito l’invalidità di delibere generiche di manleva e/o di esonero da ogni responsabilità degli amministratori da parte della società, perché contrarie a disposizioni normative nell’interesse della collettività e, quindi inderogabili (cfr. Corte di cassazione, sentenza n. 20884 del l’8 ottobre 2010)..

Del resto, “l’incentivo è stato corrisposto a fronte di un’attività che l’amministratore ha svolto a favore della società amministrata, ma anche nel proprio interesse, tenuto conto che l’assemblea, contestualmente alla transazione, ha disposto anche la rinuncia preventiva all’esercizio di qualsivoglia azione, compresa quella sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori passati ed attuali”.

Le disposizioni di cui sopra, oltre a comportare un controvalore per l’azienda in termini economiciLa rinuncia preventiva da parte dei soci all’esercizio di un’azione posta a tutela della società, in disparte i profili di validità, comporta un controvalore in termini economici a vantaggio del soggetto che ne beneficia che di per sé costituisce beneficio difficilmente compatibile con l’erogazione di un ulteriore incentivo legato alla specifica operazione” (Corte dei Conti, 2012, p. 36). , hanno riflessi significativi sia sul piano politico, nella misura in cui le istituzioni, che per propria natura dovrebbero agire nell’interesse pubblico, decidono di esonerare dalle responsabilità i privati che, seppur nell’esercizio delle loro funzioni, hanno arrecato (o potrebbero potenzialmente arrecare) un danno alla collettività; sia da un punto di vista culturale, nella misura in cui viene fatta passare (ovvero, “normalizzato” e “naturalizzato”) l’idea che si possa non rispondere delle proprie azioni (anche quando queste procurino problemi e/o danni) e, in ultimo, che possano esserci situazioni in cui l’interesse privato sia preminente rispetto all’interesse generale.

Per quanto riguarda la dismissione degli immobili questa è una scelta di politica aziendale che ha caratterizzato, in particolare, gli ultimi quattro anni, 2008-2012Nel 2007, il valore dei terreni e fabbricati iscritti nel conto patrimoniale era pari a 55.118.332 euro, con leggere variazioni rispetto agli anni precedenti (57.283.135 euro nel 2006, 59.457.918 nel 2005, 59.397.165 nel 2004; 60.972.163 nel 2003; 62.499.406 nel 2002) (AQP SpA, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007).. L’AQP SpA nel 2008 ha autorizzato la vendita di un complesso immobiliare, composto da fabbricati industriali, residenziali e da terreni, non più strumentali all'esercizio dell'attività istituzionale, per un valore complessivamente stimato di poco oltre 2 milioni di euro, sostanzialmente attraverso modalità a trattativa privata e selezione delle migliori offerte (benché le dismissioni portate a termine siano state sostanzialmente marginaliLe operazioni di cessione si sono rivelate alquanto complesse per la difficoltà di ottenere offerte congrue rispetto al valore degli immobili, pertanto le dismissioni realmente portate a termine vi sono state di carattere marginale avendo riguardato soltanto piccoli terreni o case cantoniere di basso valore di mercato a causa del loro pessimo stato di manutenzione (Corte dei Conti, 2010, p. 22).). Nel 2009 e nel 2010, dallo Stato Patrimoniale di AQP SpA risulta un calo percentuale del valore dei terreni e fabbricati rispettivamente del 4,41% (89.958.026 euro nel 2009, a fronte di 94.111.389 euro nel 2008) e del 4,24% (per un valore, nel 2010, di 86.141.337 euro). Infine, nel 2012 si contano 7 annunci pubblicati sul sito istituzionale (alla data del 12 settembre 2012). In pratica, si tratterebbe della vendita a privati di terreni, capannoni, fabbricati industriali e residenziali, complessi immobiliari, diritti edificatori, case cantoniere, immobili di pregio ambientale e storico culturale (comprese quelle ricadenti nel Parco nazionale dell’Alta Murgia) ubicate sul percorso del Canale principale dell’AcquedottoIn una nota pubblica, il Forum Ambientalista Puglia (http://forumambientalista.wordpress.com) sottolinea come si tratti di “immobili appartenenti ad un unico sistema organico di infrastrutture architettoniche «di alto valore paesaggistico e storico-culturale, che si sviluppa lungo il canale principale dell'Acquedotto, dal Salento fino all'Irpinia su cui, pure, ricadono programmi e progetti di mobilità ciclo-pedonale interregionale, da parte della Regione Puglia, che ne è proprietaria. Si tratta, in altre parole, di beni dall'inestimabile valore, che possiedono potenzialità enorme ai fini del turismo culturale e naturalistico (la ciclovia prevista dovrebbe essere opera prioritaria per i vari fondi Fesr-Fas)”.e finanche, sulla base di voci sindacali (oggetto di interrogazioni al Governo RegionaleL’Assessore alle OO. PP. rispondendo all’interrogazione posta dal capogruppo del suo stesso partito ha smentito la notizia. Ad oggi, però, si apprende dai lavoratori di spostamenti di organico dalla sede centrale ad altre periferiche.), dello storico palazzo di Bari sede dell’Acquedotto pugliese.

Considerazioni conclusive

L’Acquedotto pugliese costituisce un esempio, oltre di ingegnosità, anche di cooperazione interregionale sulla base della condivisione di bacini idrici interregionali e del preminente interesse generale. In tal senso, la costituzione di un unico AATONel febbraio 2010, il Governo – con D.L. 2/2010 recante “Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni” (convertito nella Legge 42/2010) – ha disposto la soppressione delle Autorità d’ambito territoriale (strutture dotate di personalità giuridica) entro un anno dalla pubblicazione della legge, stabilendo il conferimento delle funzioni alle Regioni. In Puglia, nel maggio 2011, è stata istituita l’AIP, Autorità Idrica Pugliese., che ricalca i confini amministrativi della Puglia piuttosto che i bacini idrografici, oltre a disattendere il dettato normativo nazionale ed europeoLa normativa suddetta prevede l’individuazione di ambiti territoriali ottimali in relazione all’unità di bacino idrografico e la pianificazione in un’ottica ecologica che consideri il ciclo delle acque e non i confini amministrativi.(Dir. 2000/60/CE, ratifica in Italia dal D. Lgs. 152/2006), costituisce un arretramento rispetto alla situazione di fatto. Da questo punto di vista, l’Acquedotto pugliese potrebbe (o sarebbe potuto) essere al centro di un laboratorio, che facesse proprie le proposte avanzate dal Primo Forum Mondiale Alternativo sull’Acqua (Firenze, 2003) in cui i bacini idrografici costituissero le unità territoriali sui cui definire una pianificazione organica e partecipata dalle popolazioni.

L’Acquedotto pugliese, nella sua storia, del resto, ha conosciuto la gestione privata (1904-1919), la gestione pubblica, l’EAAP (1919-1999), e la gestione da parte di un soggetto di proprietà pubblica ma di diritto privato, l’AQP SpA (dopo il 1999).

Solo la gestione pubblica, seppur con molti limiti (come ad esempio, quelli di una certa “tolleranza” nella riscossione delle tariffe dovute e nei prelievi abusivi, certo non giustificabili), è stata in grado di garantire l’accesso all’acqua sulla base del “mandato” legale (avendo come obiettivo la soddisfazione dell’interesse generale), delle risorse economiche pubbliche (attingendo alla fiscalità generale e alla finanza pubblica) e del potere politico che, fondato sulla preminenza dell’interesse generale su quello privato (costituzionalmente stabilito) e, al fine di assicurare il primo, ha annullato la convenzione con la società di Genova. Questa scelta stabiliva o, meglio, confermava la preminenza della politica a servizio della collettività, rispetto all’interesse privato.

Con la gestione di diritto privato inizia la fase improntata a criteri di gestione industriale (in attuazione della Legge 36/1994) e a una politica fortemente commerciale basata da un lato, sull’aumento delle tariffe, sull’azione sistematica di riscossione delle stesse e di recupero crediti; dall’altro, caratterizzato da un forte indebitamento sui mercati finanziari al fine di reperire fondi per gli investimenti, scelta, quest’ultima, che rischia in pochi anni di portare al collasso finanziario, economico e tecnico l’acquedotto più grande d’Europa e, con esso, l’erogazione del servizio idrico integrato in un’intera regione. D’altro canto, in questa fase e contrariamente alle enunciazioni, non pare particolarmente garantita la qualità dell’acqua, né l’efficienza del servizio, né la trasparenza.

La società per azioni a totale partecipazione pubblica ha portato alla luce tutte le contraddizioni (di cui si è detto nel testo) – sul piano aziendale, economico e politico - di una gestione realizzata da un soggetto di proprietà pubblica e forma giuridica privata, originando quella che si è già definita in altre occasioni come una sorta di “schizofrenia istituzionale” (Ciervo, 2010) dovuta al fatto che gli enti pubblici, in qualità di azionisti di società private, risultano titolari di diritti e doveri fra loro incompatibili. Da un lato, infatti, essi hanno il compito e il dovere, per loro natura, di assicurare l’interesse collettivo garantendo la diffusione dei servizi idrici secondo criteri di equità socio-spaziale; l’accessibilità alla risorsa da parte di tutti gli utenti, compresi i più poveri; la fornitura di un servizio di qualità per tutti; l’imposizione di tariffe proporzionali al consumo per scoraggiare lo spreco; il rispetto degli equilibri ecologici. Dall’altro, in quanto azionisti, hanno l’interesse e l’obiettivo riconosciuto dalla legge (in Italia, c.c. art. 2247) di conseguire il profitto e dividerne gli utili (cosa che richiede aumento dei ricavi e riduzione dei costi). È evidente come le due finalità siano in contrasto fra loro e, quindi, come il perseguimento degli interessi collettivi non collimi con quelli privatistici e viceversa. Pertanto, gli enti pubblici azionisti sono portatori di due interessi contrapposti che, nella migliore delle ipotesi, generano impasse, nella peggiore possono essere alla base di scelte che vanno sia a svantaggio dell’azienda (per esempio, nel caso in questione, la scelta di distribuire i dividendi dell’esercizio 2010 a fronte di necessità interne di investimento) sia, soprattutto, a discapito del proprio compito istituzionale (si veda, ad esempio, la “campagna di sospensione di fornitura, di intimazioni ad adempiere e di recupero legale”).

In questa terza fase della storia dell’Acquedotto, si invertono i segni, assistendo alla preminenza della finanza sulla politica, nella misura in cui dagli obiettivi di bilancio dipende la soddisfazione di quello che dovrebbe essere un diritto umano e nella misura in cui si subordina l’accesso all’acqua potabile al potere d’acquisto negandone l’erogazione, anche nella quantità minima a garantire la vita fisica, a chi non è in condizione di pagare (con i conseguenti problemi, come si è visto, in termini igienico-sanitari e, in alcuni casi, di ordine pubblico). Del resto, la preminenza del mercato sul diritto non è solo nei fatti ma anche nell’immaginario di chi governa la Regione e di chi gestisce il servizio idrico, considerato il fatto che si continuano a prendere a riferimento le agenzie di ratingAltre perplessità in ordine alle società di rating, attengono la non credibilità dei giudizi emessi in quanto società private che, lungi dall’essere terze e imparziali, non sono esenti da conflitti di interesse (con riferimento al loro ruolo nella crisi finanziaria); la non affidabilità delle loro valutazioni (in Italia, il caso Enron e Parmalat insegnano).(www.aqp.it/itemRender/htdocs/itemRender/itemRenderer.jsp?ite). Questo, oltre ad essere sintomo dell’appiattimento ideologico al mercato e al sistema neoliberista che lo sottende, abbraccia l’idea che le amministrazioni, gli enti e le aziende pubbliche – pur avendo obiettivi diversi - possano essere valutate sulla base degli stessi criteri e parametri delle società private producendo un errore di impostazione causa, a sua volta, dell’accettazione di storture non accettabili come la subordinazione dell’accesso all’acqua potabile, elemento vitale, al denaro.

In Puglia, infatti, il diritto umano all’acqua potabile non è garantito, poiché l’accesso è subordinato alle regole del mercato e alle logiche del profitto, poiché anche il quantitativo minimo vitale è corrisposto a fronte del pagamento di un prezzo (in mancanza del quale l’erogazione viene sospesa). Il prof. Petrella, in qualità di Presidente dell’Acquedotto pugliese, propose di introdurre e rendere operativo il principio del diritto all’acqua con l’assunzione da parte della fiscalità regionale del costo corrispondente a garantire l’erogazione di 50 litri procapite giornalieri (la quantità indicata dall’ONU, come la minima necessaria a garantire una vita dignitosa). La proposta non fu accolta. Solo dopo diversi anni, e a seguito di una costante mobilitazione cittadina, il diritto all’acqua è stato riconosciuto e assunto ufficialmente come principio dal Governo regionale che, anche per mezzo di atti deliberativi (D.G.R. 1959/2009; Legge del 14/06/2011), prese l’impegno di rendere attuativo tale principio. Oggi, tuttavia, si deve rilevare che il diritto all’acqua potabile resta un’enunciazione mentre sul piano politico il Governo ha introdotto la tariffa sociale per le fasce disagiate. Quest’ultima, seppur decisione auspicabile nell’ottica della solidarietà sociale, è una misura di cui gran parte dei Comuni si fa già carico e che, comunque, nulla ha a che vedere né con la garanzia del diritto all’accesso all’acqua potabile, né con il rispetto dell’esito referendario del giugno 2011 che impone l’eliminazione della remunerazione del capitale dalla tariffa.

Del resto, sulla base delle analisi qui presentate, le politiche aziendali di AQP SpA degli ultimi quattro anni sono state caratterizzate dall’aumento delle tariffe, dall’inasprimento delle misure dalla riduzione dei posti di lavoro, dal depotenziamento delle unità territoriali, dalla dismissione del patrimonio immobiliare e dall’indebitamento programmato associato, peraltro, alla distribuzione degli utili (con riferimento al bilancio 2010). La storia delle privatizzazioni, che hanno interessato e interessano non solo l’Italia o l’Europa ma l’intero mondo, ci insegna che tali elementi sono generalmente “propedeutici” a un possibile fallimento con conseguente “necessità di ricorrere a “nuovo” capitale e, dunque, di aprire definitivamente le porte ai privati.

Riferimenti bibliografici

Libri

CIERVO (M.), Geopolitica dell’Acqua, Carocci, Roma, 2010.

COLELLA (G.), Taurisano un “bel” lago ma è di liquami. E’ allarme per la falda, 29/05/2012.

FIORI (M.), VARRASO (I.), "Disponibilità delle risorse idriche", in GRILLOTTI DI GIACOMO (M. G.), Atlante tematico delle Acque d’Italia, Brigati, Genova, 2008, pp.163-164.

FIORI (M)., VARRASO (I.), "Usi, consumi e costi della risorsa acqua", in GRILLOTTI DI GIACOMO (M. G.), Atlante tematico delle Acque d’Italia, Brigati Editore, Genova, 2008, pp.169-172.

GRILLOTTI DI GIACOMO (M. G.), Atlante tematico delle Acque d’Italia, Brigati, Genova, 2008.

PETRELLA (R.), Il Manifesto dell’acqua. Il diritto alla vita per tutti, EGA, Torino, 2001.

PETRELLA (R.), Il diritto di sognare, Sperling & Kupfer, Milano, 2005.

QUARTA (M. S.), "Autorità di bacino e politiche gestionali", in GRILLOTTI DI GIACOMO (M. G.), Atlante tematico delle Acque d’Italia, Brigati, Genova, 2008.

SANTORO LEZZI (C.), "Erogazione e consumi", in GRILLOTTI DI GIACOMO (M. G.), Atlante tematico delle Acque d’Italia, Brigati, Genova, 2008.

UNDP, L’acqua tra potere e povertà, Rosenberg & Sellier, Torino, 2006.

Articoli

CAPOCCIA (P.), "Sospensione servizi idrici, Aqp e Iacp: “I morosi devono pagare”", 2012, in www.ilpaesenuovo.it/index.php/territorio/lecce/29368-sospensione-servizi-idrici-aqp-e-iacp-i-morosi-devono-pagare.html

CARBONARA (C.), "L’inchiesta sull’acquedotto pugliese. BAT, fanghi inquinanti finiti inmare. Caso depuratori: indagato monte forte", in Corriere del Mezzogiorno, 24/05/2012, in http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

CARELLA, "Lettera aperta al presidente dell’AQP dott. Francesco Divella", 2004, in www.capurso-online.com/index.php?option=com_content&view=article&id=74:lettera-aperta-al-presidente-dellaqp-dott-francesco-divella&catid=17:comunicati-stampa&Itemid=179

COMUNE DI OSTUNI, "Vertice in Comune per l'acqua e gli alloggi popolari", www.ostuni.info/website/news/notizie/2008/marzo/vertice%20per%20acqua%20e%20alloggi.htm

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, "Acqua bollette solidali", in Corriere del Mezzogiorno, 25/01/2012.

DE MATTEIS (G.), “Aqp, inchiesta sui Comuni morosi. In procura aperto un fascicolo su allacci abusivi e perdite mai riparate”, in Gazzetta del Mezzogiorno, 08/04/2009.

FAZIO (A.), "L’Aqp chiude l’acqua e in 100 assaltano il comando dei vigili", 2011, in www.barisera.net/site/l%E2%80%99aqp-chiude-l%E2%80%99acqua-e-in-100-assaltano-il-comando-dei-vigili-29899.html

GATTI (C.), “Se salta General Motors, salta pure mezza Puglia” in Il Sole 24 Ore, 27/11/2008.

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, “Poca acqua dai rubinetti. E’ allarme a Bari vecchia”, 28/02/2012.

GIORNALE DI PUGLIA, “Interruzione idrica a Melissano, una vera barbarie”, 2011, www.giornaledipuglia.com/2011/06/interruzione-idrica-melissano-una-vera.html

GIUFFRE (P.), «Un delitto togliere l'acqua alle famiglie», 2010, in www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_traduci_notizia.php?IDNotizia=352774&IDCategotia=

IL TACCO D’ITALIA, "Aqp taglia l'acqua alle case popolari. Rotundo: 'Inaccettabile'", www.iltaccoditalia.info

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, “Troppi arretrati da pagare. Rischio taglio dell'acqua per 4 mila famiglie leccesi”, www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=492267

LA FORGIA, “Rischio «black - out idrico» per molte famiglie tranesi”, 2004, www.ilgiornaleditrani.it/news/33583/trani/rischio-black-out-idrico-per-molte-famiglie-tranesi

LECCE PRIMA, "Bollette acqua, tra tagli e polemiche si cerca una via d'uscita", 2012, www.lecceprima.it/politica/tagli-acqua-lecce-Iacp-Aqp.html

LECCE PRIMA, "Emergenza acqua: A fine mese, tagli da Aqp per 10mila famiglie", 2012, www.lecceprima.it/cronaca/emergenza-acqua-a-fine-mese-tagli-da-aqp-per-10mila-famiglie.html

LECCE PRIMA ,"Morosità, accordi con Aqp non rispettati. Il sindaco striglia la Regione", 2012, www.lecceprima.it/politica/elezioni-comunali-2012/morosita-accordi-con-aqp-non-rispettati-il-sindaco-striglia-la-regione.html

LONADI (G.), "Acquedotto pugliese a un bivio tra sperperi e risanamento", in La Repubblica, 27/10/1997.

MONGELLI, "Nel giorno del referendum Aqp toglie l’acqua a Japigia ed Emiliano attacca Vendola", 2011, in www.barisera.net

MONTINARO, "Morosità acqua ex Iacp. Le precisazioni di Aqp", 2012, in www.ilpaesenuovo.it/index.php/territorio/lecce/30026-morosita-acqua-ex-iacp-le-precisazioni-di-aqp.html

PIAZZA SALENTO, "L’Aqp “taglia” l’acqua a imprese e 20 famiglie", 2011, in www.piazzasalento.it

PRESS REGIONE PUGLIA, "Amati: ripristinata acqua in condominio Brindisi", www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=13112

TARANTO BUONA SERA, "Noi, senz’acqua da 5 mesi. Emergenza a Tramontone", 2011, www.tarantobuonasera.it

VALENTINI (F.), "Sette utenti non pagano l’acqua. L'AQP chiude i rubinetti a tutta la strada", 2004, www.bitontotv.it/cms/news/5890/69/Sette-utenti-non-pagano-l%C3%A2-acqua-L-AQP-chiude-i-rubinetti-a-tutta-la-strada/

Unicons, "Debito con l’AQP, il Comune di Taranto aiuta i debitori bisognosi", 2010, in http://uniconspuglia.wordpress.com/2010/11.

Altri documenti

AATO, Deliberazione del Comitato Esecutivo, 10/02/2009.

AATO, Regolamento attuativo per le agevolazioni tariffarie per utenze deboli, Puglia, 2011.

AQP SpA, Bilancio di Esercizio, Bari, 2003.

AQP SpA, Bilancio di Esercizio, Bari, 2004.

AQP SpA, Bilancio di Esercizio, Bari, 2005.

AQP SpA, Bilancio di Esercizio, Bari, 2006.

AQP SpA, "Audizione in Commissione Bilancio della Regione Puglia. Relazione Gestionale AQP", 07/12/2006.

AQP SpA, "Acquedotto pugliese. Profilo aziendale", Bari, 2007.

AQP SpA, Piano Industriale 2007-2010, Bari, 2007.

AQP SpA, "Il senso dell’acqua", Bari, 2009.

AQP SpA, Piano Industriale 2011-2014, Bari, 2011.

AQP SpA, Codice Etico, Bari.

ASSEMBLEA GENERALE LAVORATORI ACQUEDOTTO PUGLIESE BRINDISI, "Acquedotto pugliese di Brindisi: il blitz di ferragosto", 03/08/2010.

CORTE DEI CONTI, "Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Acquedotto Pugliese S.p.A., per gli esercizi dal 2004 al 2006. Determinazione 67/2008.", 2008.

CORTE DEI CONTI, "Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Acquedotto Pugliese S.p.A., per l’esercizio 2008. Determinazione 71/2010", 2010.

CORTE DEI CONTI, "Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Acquedotto Pugliese S.p.A. per gli esercizi finanziari 2009 e 2010. Determinazione 38/2012.", 2012.

FILCTEM CGIL, FEMCA CISL, UILCEM, Documento conclusivo di Assemblea Generale dei Lavoratori dell’AQP U.T. di Brindisi, 21/04/2010.

FILCTEM CGIL, FEMCA CISL, UILCEM, Comunicato stampa, 07/09/2010.

LAVORATORI ACQUEDOTTO PUGLIESE – UT TRANI, Comunicato stampa, 2010.

LAVORATORI ACQUEDOTTO PUGLIESE – UT BRINDISI E TRANI, Lettera aperta dei lavoratori di Acquedotto Pugliese delle Unità Territoriali di Brindisi e Trani al Presidente Vendola, 2010.

LEGAMBIENTE, CITTADINZATTIVA, "Acque in deroga. Le deroghe per le acque potabili: l’evoluzione del problema, i territori coinvolti, la mancata informazione ai cittadini e gli interventi necessari.", 2012.

PATARINO (C.), Atto Camera, Interrogazione a risposta scritta 4-11800, 25/11/2004, seduta n. 552.

SIRAGO (A.), La sete in Puglia da Orazio al 1914, in Atti del Convegno “La siticulosa Apulia. Da orazio al 2000”, EEAP, 2000, p. 8.